Queste affermazioni, unitamente ad alcuni dati economici favorevoli (in particolare la ripresa delle vendite immobiliari, +3,6% e poi +7,2% fra giugno e luglio, ai massimi da quasi due anni grazie agli incentivi fiscali ed al tracollo dei prezzi delle case), hanno ridato slancio a Wall Street ed alle altre borse internazionali, consentendo di recuperare le forti perdite subìte solo qualche giorno prima (dopo l’uscita di deludenti dati sulla fiducia dei consumatori statunitensi).
Poco è valso l’avvertimento dello stesso Bernanke sul fatto che la ripresa sarà comunque lenta e che ci vorrà del tempo, ad es., per osservare dei graduali miglioramenti sul fronte occupazionale (il tasso di disoccupazione è oggi al 9,4%, con alcune zone, come la California, ben al di sopra del 10%).
Altrettanto a poco è valso il recente richiamo alla prudenza di Jean-Claude Trichet, Presidente della BCE, per il quale non si è ancora tornati alla normalità, anche se può sembrare ormai vicina: il punto, sul quale mi sento di concordare pienamente, è che qualche segnale positivo non basta per cantare vittoria!
Al riguardo, tanto per fare un esempio che mi sembra significativo secondo le stime più recenti il PIL dei Paesi OCSE ha registrato una crescita nulla nel secondo trimestre dell’anno, quindi meglio del -2,1% segnato nel primo trimestre, ma pur sempre un dato non brillante, corrispondente ad un -4,6% su base annua. Anche ipotizzando un buon recupero nella seconda metà dell’anno, con alcuni Paesi al traino (fra i quali il “sorprendente” Giappone, +0,9% nel periodo aprile-giugno, oltre alla “locomotiva” cinese, che viaggia su ritmi intorno all’8% annuo), il 2009 resta destinato a chiudersi con segno negativo.
Tra l’ottimismo di Bernanke, di cui i mercati hanno comunque molto bisogno, e la cautela di Trichet, direi di condividere più quest’ultima, anche perché la recente lettura di alcuni indicatori economici in ripresa, anche forte, non deve trarre in inganno (si tratta della c.d. “illusione aritmetica”: in molti casi, infatti, si parte da livelli particolarmente depressi ed un rialzo da poco può sembrare di entità significativa) e, soprattutto, i problemi strutturali restano tanti.
Non è un caso, quindi, che né l’uno né l’altro dei Presidenti abbiano ventilato l’ipotesi di iniziare ad attuare l’exit strategy dalla politica ultra-espansiva adottata negli ultimi due anni, anche per mezzo di un eventuale ritocco dei tassi. Se ne riparlerà, se del caso, non prima del 2010 (ben inoltrato!).
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Tags: BCE, Bernanke, disoccupazione, Fed, fiducia, indicatori economici, PIL, politica monetaria, Trichet











Ciao AC. vedo che abbiamo visto la stessa cosa!
più che condivisa, anzi, forse anche un po più pessimista, visto che tu consideri la Cina come possibile locomotiva, mentre dagli ultimi dati rilevati sembra più ad una bolla sul punto di scoppiare. e se scoppia quella, a livello mondiale resta proprio poco su cui far conto (praticamente solo più qualche paese dell’america latina, che, se pur ben avviati, rappresentano ancora dei pesi minimi)