La Fed ha appena confermato che i tassi di riferimento USA rimarranno ancora fermi nel range compreso tra lo 0% e lo 0,25% (dove stazionano ormai dallo scorso dicembre 2008) visto che la ripresa economica, pur se avviata, resterà tendenzialmente debole ancora per diverso tempo.
Nessuna preoccupazione, almeno per il momento, sul fronte della dinamica dell’inflazione (leggi qui il comunicato).
Credo che a conclusioni sostanzialmente simili arriverà anche la BCE, il cui prossimo meeting è in calendario domani, 5 novembre: in sostanza, tassi europei ancora stabili all’1% (dal 7 maggio 2009) e rischi inflazionistici considerati limitati.
In merito all’inflazione nell’Area Euro, comunque, è molto probabile che la flessione su base annua dell’indice dei prezzi al consumo (-0,3% l’ultimo dato riferito a settembre, -0,1% la prima stima flash di ottobre) sia presto destinata a concludersi, con un ritorno del segno positivo: l’effetto base e l’incidenza della variazione dei prezzi delle materie prime, infatti, produrranno una progressiva risalita del tasso d’inflazione nel corso dei prossimi mesi.
Tuttavia, considerato l’attuale contesto congiunturale, la crescita del CPI non dovrebbe andare molto al di là del +1%/+1,5% annuo, a meno di un nuovo e considerevole rialzo della componente Energy. Il grafico seguente mi sembra interessante al riguardo in quanto evidenzia bene il contributo delle principali componenti all’andamento dei prezzi al consumo (i dati da ottobre 2009 in poi sono previsionali).
Il contributo nuovamente positivo dei prezzi dell’energia sarà (almeno in parte) compensato dal leggero calo delle altre componenti, prefigurando uno scenario in cui la dinamica della domanda interna resterà ancora moderata e le aziende europee conseguentemente non avranno grandi spazi di manovra sui prezzi finali.
Se a tali considerazioni di aggiunge il fatto che l’apprezzamento dell’Euro sta esercitando un effetto doppiamente “restrittivo” (diminuisce il prezzo dei prodotti importati e frena la ripresa dell’industria rivolta all’export), e che i tassi Euribor sulla scadenza trimestrale stazionano ben al di sotto di quota 1%, l’ipotesi di un prossimo rialzo dei tassi da parte della Banca Centrale Europea non può che considerarsi molto poco probabile.
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Tags: BCE, Fed, inflazione, materie prime, politica monetaria, Tassi BCE












[...] INFLAZIONE da gennaio 2006 e previsioni fino ad aprile 2010 By previsionistampa grafico seguente mi sembra interessante al riguardo in quanto evidenzia bene il contributo delle principali componenti all’andamento dei prezzi al consumo (i dati da ottobre 2009 in poi sono previsionali). http://ac-finanza.investireogg.....i-768.html [...]
tutto perfettamente logico e lineare, se non fosse che la bolla della liquidità non manderà segnali premonitori, quando deciderà di scoppiare.
e ancora una volta, con espressioni stupite, vedremo i vari responsabili delle politiche economiche affermare :
“…. ma non era prevedibile ….”
peccato che è prevedibilissima, ed è solo il momento esatto in cui scoppierà che non è prevedibile.
…come tutte le bolle!
Sul rischio d’inflazione riconducibile all’eccesso di liquidità nel sistema, Andrea, ricorderai che ho scritto recentemente un lungo articolo:
http://ac-finanza.investireogg.....e-674.html
…e continuo a credere che l’ipotesi un’impennata dei prezzi al consumo sia piuttosto remota.
Ciao
Da dove l’hai tirato fuori questo grafico?
Caro AC
Ricordo il tuo lungo articolo e la mia osservazione sull’immobiliare e aspettativa di vita.
Lo scenario verso il quale credo ci si stia dirigendo è il seguente:
inflazione monetaria alle stelle e prezzi dei generi di prima necessità stabili.
Come è possibile ?
Semplice: lo stato stampa buoni del tesoro e le banche centrali stampano soldi per acquistarli.
Inoltre le banche centrali riempiono di soldi (freschi di stampa) le banche.
Lo stato spende ma ad usufruire di tale “larghezza di spesa” non sono le classi più disagiate (pensionati, redditi fissi, lavoratori dipendenti) ma classi più agiate che non fanno altro che aumentare il proprio risparmio.
Quindi sui mercati dei beni di consumo, questi soldi non arrivano, sia perché si chiedono meno prestiti, sia perché chi accumula soldi non ha bisogno di aumentare i propri consumi (già sufficientemente alti).
Al massimo le risorse di chi sta accumulando soldi, vengono messi in borsa, o di nuovo in titoli di stato.
Pare che il tutto sia in equilibrio, i prezzi non aumentano (tranne quelli di borsa), gli stati si finanziano, tutti felici.
E la domanda resta : fino a quando ?
Io credo che si stia sviluppando un doppio mercato del denaro: denaro ad alto valore per i beni di consumo, denaro inflazionato ed a basso valore specifico, accumulato.
Il grosso casino avverrà quando i due tipi di denaro cercheranno di mescolarsi nuovamente.
e ti racconto la seguente esperienza per meglio chiarire quanto sopra.
Molti anni fa mi trovai a passeggiare nell’isola pedonale di una cittadina del nord. Era sera ma le vetrine molto illuminate attirarono la mia attenzione. Ed l’occhio mi cadde sui prezzi.
Erano mediamente 4-5 volte i prezzi che conoscevo, scarpe, pelletteria, orologeria, anche il fruttivendolo,…
Pensai che quella fosse una città speciale, ma mi diressi verso l’esterno, e fuori di quell’isola felice, ritrovai i prezzi che conoscevo.
Incuriosito tornai indietro, ed osservai meglio l’insieme, e questa volta lo sguardo fu attratto dalle targhette fuori dei portoni.
Notaio, avvocato, notaio, commercialista, medico chirurgo (primario al ….), ecc.. ed allora cominciai a capire come funzionava l’”isola felice”.
Al suo interno i soldi valevano meno. 4-5 volte meno per cui i prezzi erano così alti. Un modo per creare una zona “distinta”, “esclusiva”, in cui anche le case e gli appartamenti “valevano” di più.
Persone che al loro interno si compravano le maglie a prezzi enormi, ma anche le pere, e tutto il resto.
Ma, dato che li non producevano, mi domandai come facessero a mantenere quei prezzi.
E la risposta venne proprio dal tipo di persone che vi abitavano.
Un malato grave, avrebbe speso anche i suoi risparmi di un anno per far la visita dal primario, anche se questi mica avrebbe potuto fare i miracoli, e per comprare o vendere case DOVEVANO andare dal notaio, e comunque pagargli le parcelle richieste, e così via per avvocati, dentisti, ecc…
Mondo diviso in due: una categoria “protetta” che poteva esigere parcelle a piacere, e un resto della popolazione, che ricorreva ad essi solo in via eccezionale.
Ma questi si erano creata quella che definii l’isola dei “soldi cinesi”, in quanto era chiarissimo che al suo interno i soldi avevano un valore diverso rispetto al resto della città.
Ecco, quanto sta accadendo, che io chiamo il doppio mercato del denaro, è una cosa analoga, che potrà andare avanti finché ai ricchi, non verrà detto :”se vuoi la pagnotta, tu la paghi 100 euro al chilo”.
Andrea,
il tuo pensiero così come il tuo racconto sono chiarissimi.
Aggiungerei che, a ben pensarci, il problema dell’ampliarsi del divario ricchi/poveri (o, se vogliamo, del divario di classe) è un fenomeno che esiste da molto tempo (per non dire da sempre) e non credo proprio che le scelte dei policy makers per affrontare questa crisi (sostenere il sistema inondandolo di liquidità) siano state guidate dalla volontà di accentuarlo.
Che poi tutta questa liquidità finisca per ripartirsi – inegualmente – fra “soldi cinesi” e denaro deflazionato, questo è ben possibile, purtroppo. Comunque sia si avverte da più parti l’insostenibilità del precario “equilibrio” appena raggiunto (ma, d’altronde, nei fenomeni di cui parliamo, può esistere davvero un equilibrio stabile?).
A presto
***
@Luca
il grafico è tratto da un report, se non erro di Oyster, ed a sua volta i dati sull’inflazione sono di fonte Eurostat