Le prime settimane dell’anno sono state segnate dal riaccendersi dei timori legati alla sostenibilità del debito, in particolare di quello governativo.
Le preoccupazioni, dapprima focalizzate sul caso della Grecia (di cui ho parlato qui), si sono poi diffuse rapidamente, coinvolgendo in maniera particolare almeno quattro Paesi europei, sinteticamente definiti – con un triste acronimo inglese bisenso – i PIGS (= maiali), ovvero Portogallo, Irlanda, Grecia e Spagna.
Poco importa o giova ricordare che, non molti mesi fa, alla lettera I era associata l’Italia, resta il fatto che i timori di default di Stati sovrani a causa dell’esplosione del debito pubblico, un tempo indirizzati soprattutto sui Paesi emergenti, oggi sono anche rivolti direttamente ai Paesi sviluppati.
Infatti, messe sotto pressione dalla crisi economica e da una ripresa che stenta, le finanze pubbliche di molti Stati europei e non, continuano a peggiorare, da un lato per il crollo degli introiti fiscali, dall’altro per la vertiginosa ascesa delle spese pubbliche dovuta ai costi causati dalla crisi e dai piani di rilancio varati dai Governi.
In termini aggregati, comunque, il bilancio della zona Euro è relativamente migliore di quello degli Stati Uniti, della Gran Bretagna o del Giappone, pur con la zavorra dei succitati PIGS e di Paesi storicamente ad alto indebitamento, come Italia e Belgio.
Al riguardo, basti pensare che il debito cumulato dei PIIGS (inclusa la I dell’Italia) rappresenta attualmente più del 40% delle emissioni pubbliche della zona Euro, quindi ben oltre la quota del PIL di tali Paesi.
Se però, come detto poc’anzi, si considera la situazione della zona Euro nel suo complesso (pur consapevoli del fatto che l’Unione Economica europea è solo Monetaria e non fiscale), il confronto con le altre principali aree sviluppate del mondo non risulta affatto penalizzante, sia in termini di rapporto debito/PIL, che in termini di incidenza del deficit.
Dal grafico sopra si evince chiaramente che USA, UK e Giappone presentano indicatori relativi di indebitamento ben peggiori – e quindi più preoccupanti – rispetto a quelli dell’EMU.
Ammesso, e non concesso, che le difficoltà della Grecia o dell’Irlanda non rientrino e che la situazione finanziaria di tali Paesi periferici volga al peggio, i contraccolpi sulla solidità dell’Unione europea e sulla sua principale espressione, cioè l’Euro, sarebbero senz’altro gravissimi. Ma ritengo che ben più gravi e preoccupanti, direi quasi inimmaginabili, sarebbero gli effetti di una crisi finanziaria che coinvolga Paesi ben più rilevanti per peso economico e che, in base ai dati, non sembrano stare molto meglio di Grecia o Irlanda.
Ovviamente non voglio spargere terrore, ma solo considerare il tutto da un punto di vista più ampio. Ed anzi, per concludere, mi sembra molto interessante sottoporvi un altro grafico che allarga ulteriormente il tema della sostenibilità del debito coinvolgendo anche il settore privato.
Si può osservare che il debito totale emesso da Governi e privati rappresenta più del 200% del PIL in USA e Giappone, e circa il 180% in Europa, mentre nelle altre macro-zone mondiali è ovunque al di sotto del 60%.
Le aree economiche più sviluppate del mondo sono indubbiamente ultraindebitate, sia nel pubblico che nel privato, ed è questo che deve veramente preoccupare, ben più dell’eventuale default di Paesi come la Grecia o l’Irlanda.
In questo momento, per usare un paragone biblico, mi sembra che si cerchi la pagliuzza nell’occhio, senza accorgersi della trave!
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Tags: debito, default, deficit, economia EMU, economia Giappone, economia USA, Grecia, indicatori economici, paesi emergenti, PIGS














come sempre, ottima analisi, soprattutto ben illustrata.
un’unica nota.
mi pare che nel conteggio del debito US, sia nella parte federale, che privata, manchino le garanzie esplicite concesse a entità come F&F che dovrebbero portare la somma totale sopra al 370%.
molti considerano tali garanzie alla stregua di debito, anche se, in effetti, lo diventano solo nel momento che i mutui vanno in default.
sbaglio ?
Le tue considerazioni mi fanno pensare che come sempre si stia cercando una scusa per parlare di crisi e per influenzare i mercati.
x Andrea
corretto, le garanzie non sono incluse, ma quel che volevo evidenziare, comunque, (e spero di esserci riuscito) è la dimensione stratosferica del debito totale delle aree sviluppate, ed il rischio sistemico che esso comporta.
x Franco
concordo: le Borse dovevano stornare almeno un po’ ed ecco che spunta la tragedia greca, si prefigura una restrizione monetaria in Cina e si prendono provvedimenti contro le banche USA; tutto nell’arco di un mese!
forse, uno spiraglio di chiarezza potrebbe derivare di qui.
Dice Stiglitz, sulla Stampa …
«E’ un paradosso assurdo, da voi in Europa – si infervora Joseph Stiglitz, premio Nobel per l’Economia 2001 – una ironia della storia. Non lo vede? I governi hanno contratto molti debiti per salvare il sistema finanziario, le banche centrali tengono i tassi bassi per aiutarlo a riprendersi oltre che per favorire la ripresa. E la grande finanza che cosa fa? Usa i bassi tassi di interesse per speculare contro i governi indebitati. Riescono a far denaro sul disastro che loro stessi hanno creato».
Ora, a parte un particolare è chiaro cosa sta succedendo.
Il particolare è :” quali sono i criteri di capitale di garanzia richiesto per chi emette CDS.”
Dato che per chi stipula assicurazioni funziona che, se l’evento non accade,il premio incassato è un guadagno netto; se invece l’evento accade l’assicuratore paga. E se non può fallisce, e se è “too big to fail” paga lo stato.
Ma il meccanismo per far soldi sulle disgrazie altrui è semplice.
In momenti di calma stipulo montagne di cds , metti, sul debito sovrano greco.
Poi creo l’allarme sulla possibilità di default del governo greco.
Chi ha titoli di tale governo corre a coprirsi con dei cds, che nel mentre sono raddoppiati o triplicati, visto l’allarme. Allora questo è il momento buono per venderli.
Poi si ripete il gioco con la spagna… e via dicendo.
Ecco dove è finita quella liquidità che mancava all’appello !
ps. scusate :”Ecco dove è finita PROBABILMENTE quella liquidità che mancava all’appello ! “
Si chiede Stiglitz:
“quali sono i criteri di capitale di garanzia richiesto per chi emette CDS?”
E’ forse improprio il termine “emette” perché non si tratta di emissioni (come nei titoli); nei CDS c’è un venditore ed un acquirente di protezione, a fronte dello scambio di un premio, in relazione ad un certo emittente (governativo o non):
- chi, incassando il premio, vende protezione ha una posizione simile a chi acquista direttamente un bond del medesimo emittente e ad esso è equiparato in termini di assorbimento patrimoniale;
- chi, invece, paga il premio ed acquista protezione, mitiga una propria posizione di rischio oppure semplicemente specula.
E’ contro quest’ultimi che punta il dito il premio Nobel, e probabilmente ha, almeno in parte, ragione.
Non del tutto, però, se si vuole “colpevolizzare” solo gli speculatori del dissesto delle finanze greche o dei problemi della Spagna, che indubbiamente sussistevano anche prima di essere presi di mira.
Un’ultima nota: nei CDS non vi è scambio di nozionale, ma solo del premio (in genere espresso in punti base per anno), dunque, almeno in prima istanza, non movimentano liquidità in maniera significativa.
grazie AC, della precisazione.
io intendevo , come dici tu, chi “vende protezione” che è assimilabile all’assicuratore.
se il default si verifica, dovrà sborsare la “copertura”.
quanto mi domandavo era, se come per gli assicuratori, il numero x entità delle assicurazioni, ovvero il capitale assicurato non deve superare una certa percentuale del capitale di garanzia dell’assicuratore, oppure se sono liberi di assicurare quanto e come vogliono limitati solo dal buon senso di chi si assicura, nella SPERANZA che, nel caso si verifichi l’evento, l’assicuratore possa poi pagare quanto dovuto.
Andrea,
i CDS venduti determinano assorbimento patrimoniale, espresso in termini %, al pari dell’acquisto diretto dei bond: il fatto è che in caso di default, tale % potrebbe rivelarsi insufficiente a garantire la solidità del venditore (che deve pagare il nozionale assicurato), anche perché, diversamente dai tipici contratti assicurativi, gli eventi a rischio (default) sono spesso correlati (o, il che è lo stesso, non sono casuali e indipendenti).
Ne avevo parlato già in passato, ad es. qui:
http://ac-finanza.investireogg.....e-305.html
Se dunque una banca vende sistematicamente CDS, pur rispettando i requisiti che, in periodo normali, ne assicurano la solvibilità, di fatto si pone a forte rischio in caso di periodi di turbolenza straordinaria, come fu il biennio 2007-08.
Vi sono poi operatori, come gli hedge funds, che sfuggono alla normativa sui requisiti patrimoniali e questo, unitamente alla dimensione stratosferica raggiunta dal mercato dei CDS, amplifica i rischi sistemici di cui ho fatto cenno poc’anzi.
…. quindi, se ho capito bene, nessuno garantisce che il venditore del cds (colui che vende protezione) sia in grado di onorare tale protezione, nel caso si verifichi l’evento (metti il default). proprio perchè nessuno mette dei limiti a quanti e quali CDS può vendere una “entità” (assicurazione o banca o dir che si voglia) e tantomeno ne verifica l’adeguatezza patrimoniale. Come è avvenuto per AIG col fallimento della Lehtman, si rischia il fallimento del venditore (a meno che come è accaduto in quel caso non intervenga lo stato perchè “too big to fail”).
grazie comunque.
Esatto!
La dotazione patrimoniale si considera adeguata se è rispettato il requisito minimo che, normalmente, è sufficiente a garantire la solvibilità della banca: in tempi di crisi acuta, però, come si è visto potrebbe non essere così…
si, si grazie… quel che mi era venuto in mente, sai quando si accendono le lampadine in testa, che i CDS sono il legame per legare tutto il sistema finanziario mondiale in un unico blocco, poichè, metti pinco pallino, vende protezione su xxx ma a sua volta qualcuno potrà vendere la protezione contro il default di pinco pallino, sempre che si siano tutti indebitati emettendo obbligazioni o comunque qualsiasi tipo di derivato per finanziare le proprie operazioni.
oltre quindi a non esser necessario possedere il titolo assicurato gli assicuratori possono chiudere il legame tra loro….
altro che too big to fail… hanno trovato il modo perfetto per far soldi senza correre il minimo rischio !
….. poichè gli utili li incassano loro, le perdite, quando “bisogna salvare il sistema” nei casi più o meno eccezionali,se lo accollano gli stati (a carico dei contribuenti).
Un’ottima analisi sulla vulnerabilità dei PIGS (o meglio dei GIPSI, includendo l’Italia)
Se per Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia e Spagna valessero gli stessi criteri usati per giudicare la vulnerabilità dei paesi emergenti, sarebbero tutti indicati a rischio default. Per fortuna, i mercati sembrano applicare ai paesi europei criteri di tolleranza del tutto diversi. Verosimilmente per l’appartenenza all’euro, l’accesso ai mercati finanziari e a linee di credito intergovernative, per le banche centrali nazionali all’interno dell’euro-sistema e l’assenza di recenti episodi di insolvenza. Ma fino a quando riusciranno a volare gli euro-porcelli?
http://www.lavoce.info/articoli/pagina1001548.html