L’ultimo post dell’anno 2009 voglio dedicarlo a presentare alcune mie idee, che definisco – presuntuosamente – previsioni, circa l’andamento dell’economia e dei mercati finanziari nel prossimo anno.

 

Il quadro congiunturale

Prima di tutto, un rapidissimo sguardo alla situazione corrente.

Dopo un 2008 letteralmente da dimenticare, il ciclo economico mondiale nel corso del 2009 ha riguadagnando momentum, come dimostrano numerosi indicatori macroeconomici, ed in particolare quelli relativi alla domanda interna USA, risultati in miglioramento oltre le aspettative. Segnali di risveglio provengono anche, e finalmente, dal mercato del lavoro, seppure i dati non possano ancora considerarsi tranquillizzanti.

Nel complesso appaiono meno positive, invece, le indicazioni congiunturali relative ad Eurolandia e Giappone, dove resta dominante il contributo alla crescita delle esportazioni, sostenute dal buon andamento dei Paesi Emergenti (Cina in testa) e dal riavvio dei consumi interni statunitensi.

Quest’ultimo fattore, unitamente alle difficoltà finanziarie palesate dalla Grecia e, in misura minore, da altri Stati membri UE, spiega il ritorno di forza del biglietto verde, che, peraltro, potrebbe essere messo in relazione anche ad operazioni di reverse carry trade (anche se il movimento valutario non è coinciso con un cedimento delle quotazioni delle principali attività rischiose).

Resta del tutto lecito dubitare sulla sostenibilità della domanda interna statunitense, ed in particolare della possibilità delle famiglie di accrescere la loro propensione al consumo, avuto anche riguardo alla perdurante fragilità del mercato immobiliare.

Tuttavia, secondo gli ultimi dati rilasciati dalla Fed (report trimestrale c.d. Flow of Funds) la ricchezza netta delle famiglie USA risulta in ripresa nel secondo e terzo trimestre 2009 (a U$ 53,4 trillioni, circa 5mila miliardi in più d’inizio anno), dopo ben 6 ribassi trimestrali consecutivi.

US_Household_net_worth

 

Quanto alla situazione dell’offerta aggregata, se i dati sulla produzione industriale risultano un po’ ovunque in ripresa, i principali indicatori anticipatori non hanno sciolto tutti i dubbi: basti pensare che solo la Cina, tra i primi 4 Paesi al mondo per PIL in termini assoluti (nell’ordine, USA, Giappone, Cina e Germania; la Cina nel 2010 potrebbe guadagnare una posizione, scavalcando il Giappone), è riuscita a confermare per più di tre mesi consecutivi l’indice PMI sopra quota 54 punti, segnalando, cioè, una crescita, non solo avviata, ma strutturalmente consolidata.

Negli USA, peraltro, appare preoccupante sia l’ultima lettura dell’indice ISM dei servizi, ritornato in novembre sotto quota 50, sia il dato sull’utilizzo della capacità produttiva (tasso di utilizzo degli impianti al 71,3%, quindi su valori ancora molto depressi).

La mia impressione è che, comunque, pur se con molte difficoltà ed incertezze, l’economia (USA in primis, e, più in generale, a livello globale) abbia imboccato la strada della ripresa, lasciandosi alle spalle un biennio davvero avverso e, per molti aspetti, unico.

Non saprei dire se si tratterà di una ripresa a ‘V’, a ‘U’, a ‘W’, … (molti si dilettano con queste simbologie; qualche tempo fa era presente anche l’ipotesi pessimistica, la ‘L’, ovvero quella della non-ripresa), ma mi sentirei comunque di affermare che il 2010 si configurerà come un anno di proseguimento della fase di consolidamento e di riavvio del ciclo economico.

 

Previsioni sui tassi

Inizio con il precisare che non avverto per il 2010 gravi rischi di ordine inflazionistico che possano realmente condizionare le scelte delle Banche Centrali. Ciò può evincersi, in particolare, dalla lettura degli indici d’inflazione “core”, al netto, cioè, delle componenti più volatili (materie prime alimentari/energetiche). Ne ho parlato ampiamente qui, soprattutto con riferimento al caso europeo.

Sempre nel medesimo post d’inizio novembre, concludevo affermando che “l’ipotesi di un prossimo rialzo dei tassi da parte della Banca Centrale Europea non può che considerarsi molto poco probabile”.

Confermo tale previsione, che peraltro vale anche per la Fed, ovverosia mi attendo tassi di riferimento USA e EMU stabili per larga parte del 2010 (se non anche per tutto il prossimo anno).


A supporto di tale ipotesi va altresì ricordato che:

  1. la ripresa economica, per quanto in corso, resta ancora strutturalmente fragile, con alcuni settori, come quello immobiliare, molto vulnerabili ad eventuali rialzi dei tassi;
  2. nelle più importanti economie occidentali si riscontrano tassi di crescita degli impieghi bancari negativi, che evidenziano come l’abbondante liquidità immessa nel sistema per il momento venga assorbita dai bilanci bancari, trovando impiego per lo più in operazioni finanziarie, e non già nei circuiti reali, a sostegno di imprese e famiglie (anche sotto questo profilo, allontanando i rischi d’inflazione).

Va bene parlare di exit strategy, quindi, ed iniziare qualche mossa al riguardo (cfr. questo post), ma non mi sembra siano già maturate le precondizioni per intervenire concretamente sul fronte tassi.

Al momento, invero, i maggiori mercati obbligazionari occidentali e le relative curve dei rendimenti scontano una sostanziale inazione da parte delle Banche Centrali. La pendenza delle curve, più accentuata negli USA che nell’Eurozona, riflette le migliorate prospettive economiche, di cui si è riferito, ed incorpora altresì un premio al rischio, sia d’inflazione (che, per quanto detto sopra, potrebbe essere sovrastimato), sia di credito, anche relativamente ai bond governativi tradizionalmente considerati più “sicuri”, a fronte dell’esplosione del relativo debito pubblico intervenuta negli ultimi anni e delle relative necessità di rifinanziamento.

Per i tassi a medio-lungo termine, comunque, non mi sembra sussistano gravi rischi, almeno per i prossimi 3/6 mesi, anche se, ovviamente, il profilo di rischio/rendimento degli investimenti in bond governativi risulta tanto più interessante quanto meno è protratta la durata degli stessi (indicativamente preferibile il segmento 2-5 anni), ferma restando il loro maggior appeal rispetto al tasso variabile o alla pura liquidità.

 

Credito, borse, commodities e valute

Sempre nell’ambito obbligazionario, va altresì ricordato che nel 2009 si è assistito ad un netto ridimensionamento degli spread creditizi, in media rientrati sui livelli precedenti al crack Lehman, sia nel mondo corporate che nel settore dei governativi, ivi inclusi gli emergenti.

Il restringimento degli spread di credito (che pur sempre restano attestati su livelli di remunerazione non inaccettabili) suggerisce di adottare un approccio più prudente su tali asset class.

Fra le due famiglie di emittenti più rischiosi, ovverosia corporate e governativi di paesi emergenti, ritengo sia possibile trovare più valore nell’ambito di quest’ultimi, a motivo di uno spread medio prossimo a 300 b.p. (indice EMBI) che resta relativamente elevato in rapporto sia all’andamento degli ultimi 6/8 anni, sia alle performance economiche decisamente robuste di parecchi paesi emergenti, soprattutto in Sud America e, selettivamente, anche in Asia.

I mercati azionari hanno chiuso l’anno 2009 con performance positive, registrando anch’essi, in molti casi, un ritorno sopra i livelli pre-crack Lehman. Se poi si osserva il recupero dai minimi dello scorso marzo, questo un po’ ovunque si dimensiona in ben oltre il 50%.

Il movimento ascendente dei listini azionari sembrerebbe destinato a proseguire anche nel 2010, per lo meno nei primi mesi del nuovo anno, ma sicuramente a ritmi molto più blandi, con un probabile rialzo della volatilità rispetto ai livelli correnti.

Infatti,

  1. in termini di analisi intermarket, i livelli correnti dei bond governativi in assenza di spinte inflazionistiche depongono a favore di un ulteriore avanzamento delle Borse;
  2. in termini di valutazioni, seppure le quotazioni azionarie non appaiano più così generose come segnalato qualche tempo fa, non credo si possa neanche affermare che esse siano particolarmente care, almeno in media, ed avuto riguardo al tendenziale miglioramento del quadro economico che si è prefigurato.

E’ tuttavia assolutamente importante che sui mercati azionari arrivi finalmente della “vera” liquidità, poiché i rialzi del 2009 sono stati in (larga) parte determinati da variabili tecniche: fra marzo e maggio, la rapida ricopertura delle posizioni corte (short covering) aperte a cavallo tra 2008 e 2009, e fra luglio e ottobre, la costruzione di posizioni a leva con la liquidità a basso costo immessa dalle Banche Centrali e/o con il carry trade sul Dollaro.

Infine, qualche considerazione su commodities e forex. La mia impressione è che il netto recupero del Dollaro, sia contro Euro che contro Yen, abbia valenza importante, anche in chiave tecnica, configurandosi quale interruzione del precedente trend sfavorevole al biglietto verde.

L’andamento valutario delle ultime settimane mi sembra renda opportuno un ripensamento circa le aspettative per il 2010, che potrebbe rivelarsi un anno analogo al 2005, quando si osservò un apprezzamento del Dollaro di tipo tattico (nell’ambito, cioè, di un trend di lungo ancora negativo). Nel corso dei prossimi mesi, pertanto, potremmo assistere ad un ritorno del cross al di sotto di quota 1,40 rispetto alla moneta unica, e verso quota 85 rispetto alla divisa nipponica.

Quanto alle commodities, mentre sull’oro mi limiterei a richiamare quanto scrissi qualche settimana fa (leggi), aggiungendo solo che un ribasso delle quotazioni aurifere sotto quota 1000 non mi stupirebbe affatto, mi sembra però molto più importante monitorare il comportamento del petrolio.

Il futuro andamento dell’oro nero, infatti, secondo me rappresenterà una buona proxy circa l’evoluzione attesa del ciclo economico. Nei prossimi mesi ritengo probabile che le quotazioni petrolifere possano essere molto meno condizionate dalla mera speculazione finanziaria, come avvenne nell’estate 2008 (in proposito, rimando a questo post), almeno stando a quanto si evince dalla progressiva compressione della volatilità cui si è assistito nel corso del secondo semestre del 2009.

Se così sarà, l’andamento del petrolio sarà molto più correlato alla congiuntura economica, per cui, tanto per dare dei livelli indicativi, una discesa sotto quota 60 Dollari al barile potrebbe essere interpretata come sintomatica del riemergere di spinte recessive nell’economia mondiale, viceversa un tendenziale – e, per me, probabile – ritorno verso i 90/100 Dollari al barile andrebbe letto positivamente dal punto di vista congiunturale.

 

Qui mi fermo, anche perché di carne al fuoco ne ho messa davvero molta (ed attenderei eventuali, graditi commenti prima di aggiungerne altra), non prima, però, di salutare e di ringraziare tutti i miei lettori, fedeli o occasionali che siano, formulando per ciascuno di voi il mio più sincero augurio per un prospero e sereno anno 2010!

 

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2 Responses to “Previsioni e auguri 2010”

  1. a.mensa scrive:

    grazie AC per il quadro d’insieme….
    restano 2 domande alle quali non trovo risposta:
    1) quando si comincerà a veder scendere i debiti pubblici, se scenderanno, ed a che velocità ? della serie chi pagherà la quantità enorme di debito aggiunto per combattere QUESTA crisi?
    2) rispetto ai fattori che hanno causato questa crisi, e non parlo solo dei mutui subprime (che ne hanno rappresentato l’innesco, ma non la deflagrazione), cosa è stato realmente fatto per cercare di prevenire un ripetersi della stessa ??
    quanto hai tenuto conto di questi due fattori nelle tue “previsioni” ?
    buona befana, buona pasqua, buon ferragosto, …..
    andrea

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  2. AC scrive:

    Se rimanessero solo 2 domande senza risposta, sarebbe già bello…
    ;)

    Con riferimento al debito pubblico, non credo che ne vedremo un significativo rientro nel 2010, ma nemmeno nei successivi 2/3 anni, almeno fintantoché la crescita economica non si sarà davvero irrobustita.
    Ovviamente questo vale in generale, perché qualche specifico Paese (es. Grecia) dovrà attivarsi ben prima per evitare il peggio.

    Quanto alla seconda domanda, c’è qualche iniziativa, come ad es. una maggiore (auto)regolamentazione nell’ambito dei derivati OTC, ma la strada per evitare il ripetersi di situazioni critiche è ancora molto lunga (sempre ammesso che prima o poi si riesca davvero a raggiungere tale obiettivo).

    Auguri anche a te, Andrea, anche se per quelli di Pasqua e ferragosto c’è ancora un bel po’ di tempo!

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