Dopo il maxi-collocamento ENI dello scorso giugno (di cui ho scritto qui), conclusosi con pieno successo, anche Mediobanca si presenta sul mercato primario con due emissioni obbligazioni dedicate alla clientela retail.

Nella tabella seguente troverete descritte, in estrema sintesi, le modalità dell’offerta e le caratteristiche dei due bond proposti dall’istituto di Piazzetta Cuccia, uno a tasso fisso (TF) e l’altro a tasso variabile (TV), entrambi di durata quinquennale.

 

mediobanca_bond

 

Ricordato che Standard & Poor’s ha assegnato un credit rating di AA- sul debito a lungo termine di Mediobanca, ovvero ai massimi livelli per un emittente domestico, vale la pena spendere due parole sul tema che penso possa interessare di più, ovvero quello della convenienza ad aderire all’offerta.

Ovviamente il fattore determinante per la risposta è dato da quello spread da applicare al parametro di riferimento (Euro Swap a 5 anni per il titolo a  tasso fisso oppure Euribor 6 mesi per il bond indicizzato), ad oggi non noto, ma che è previsto sarà compreso in un range di 30-60 b.p.

A giudicare dal livello corrente dei Credit Default Swap sull’emittente Mediobanca (cfr. grafico sotto), si potrebbe dire che un livello congruo per l’anzidetto spread dovrebbe essere in prossimità del massimo del range indicato, diciamo in area 50-60 b.p.; ciò anche tenuto conto del fatto che lo spread di un bond dovrebbe essere un po’ superiore al livello del relativo CDS (che esprire il solo rischio-credito dell’emittente), dal momento che dovrebbe includere anche un premio per il rischio-liquidità.

mediobanca_cds5yr

 

Ciò premesso, sempre lo stesso grafico evidenzia che il livello del CDS di Mediobanca oggi è ai minimi da oltre un anno (per inciso – ciò contribuisce a motivare il suo ritorno verso la raccolta retail, così come fece ENI lo scorso giugno e come faranno altri emittenti domestici nei prossimi mesi).

In momenti di particolare tensione dei mercati, anche un emittente come Mediobanca, che fino al 2007 aveva un CDS sostanzialmente stabile in area 30 b.p., ha visto letteralmente impennare la percezione di mercato del proprio rischio-credito. Di tale evenienza  non si può non tener conto, semplicemente perché potrebbe ricapitare!

 

Ultima nota riguarda la scelta tra titolo a TF e titolo a TV. Innanzitutto, non è affatto sufficiente affermare semplicemente che il primo (TF) sul mercato secondario avrà un prezzo molto più volatile del secondo, ancorché sia del tutto corretto. Infatti, un eventuale allargamento del rischio-credito di Mediobanca (e torniamo, quindi, a richiamare il grafico sopra) avrà conseguenze negative su entrambe le tipologie.

Il titolo a TV “proteggerà” dal rischio di un rialzo dei tassi d’interesse, che oggi sono ai minimi (soprattutto sulla parte a breve della curva), ma almeno inizialmente non offrirà rendimenti cedolari particolarmente attraenti; il titolo a TF avrà invece un rendimento immediato sicuramente più alto, ma esporrà al rischio di deprezzamento nel momento in cui la curva dei tassi comincerà ad innalzarsi.

Ognuno potrà fare le proprie considerazioni in merito, personalmente non credo che i tassi d’interesse risaliranno tanto presto ed in maniera tanto rapida, dunque propenderei forse più verso lo strumento a TF, soprattutto se l’ottica di investimento è quella tipica del risparmiatore “cassettista” (più interessato al livello della cedola periodica che al prezzo per un’eventuale cessione del titolo prima della scadenza).

In caso contrario, invece, per chi crede in una rapida ripresa dell’economia, dell’inflazione e quindi dei tassi BCE e della curva dei rendimenti, allora la scelta del TV non potrà che dimostrarsi quella ottimale.

 

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One Response to “Obbligazioni Mediobanca 2009-2014”

  1. AC scrive:

    Quando ho letto che lo spread per il bond Mediobanca è stato fissato a 35 b.p., cioè in prossimità del minimo della forchetta, mentre – come ho scritto – sarebbe stato più equo uno spread in area 50/60 b.p., sulla scorta del livello corrente dei CDS (oggi a 54 b.p.), ho avuto un solo pensiero: la solita “fregatura” per il risparmiatore!
    Il titolo rende sempre un po’ più di un BTP di pari scadenza, ma non remunera adeguatamente il rischio credito dell’emittente.

    Diverso è invece stato il caso del bond ENI, lo scorso giugno (spread a 89; minimo previsto: 85): infatti, dalla fissazione dei termini dell’operazione fino alla chiusura della stessa, il CDS di ENI era ulteriormente sceso, in area 50/60 (oggi è a 41). Dunque lo spread, al momento della fissazione, poteva considerarsi (più che) adeguato.

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