La stabilità dei tassi di riferimento sia della Fed che della BCE non dovrebbe essere più una notizia, eppure l’attesa per il meeting della Banca Centrale USA era condita di timori circa un possibile nuovo intervento restrittivo, magari ancora rivolto al tasso di sconto.

D’altronde, alcuni recenti dati macro USA sono risultati più positivi delle aspettative: sia la produzione industriale che le vendite al dettaglio hanno rafforzato le indicazioni di recupero, segnando rispettivamente un +0,1% ed un +0,3% nel mese di febbraio;  peraltro entrambi i dati potevano rivelarsi deludenti, l’uno a causa delle tempeste di neve che avevano investito il Nord Est del Paese, l’altro per l’esaurimento degli incentivi statali alla rottamazione delle automobili erogati lo scorso anno (non a caso il comparto auto è stato uno dei pochi a marcare il passo).

 

La posizione della Fed, al pari di quella della BCE, va però inquadrata non tanto, o non solo, con riferimento all’andamento della congiuntura economica, quanto, e soprattutto, rispetto all’evoluzione dei prezzi al consumo, il cui controllo – va sempre ricordato – resta comunque il principale obiettivo delle autorità monetarie.

Da questo punto di vista, come già altre volte ho scritto su queste pagine, si continua a non vedere alcun rischio d’inflazione imminente, anzi… un’occhiata a questo grafico, che riproduce l’andamento, in termini di variazione percentuale annua, dell’indice dei prezzi al consumo “core”, al netto, cioè, delle componenti più volatili (energia e alimentari), dovrebbe bastare a fugare ogni timore.

 

Sia negli USA che nell’Area Euro le pressioni rialziste sui prezzi finali appaiono pressoché nulle, a causa di livelli ancora molto elevati di capacità produttiva inutilizzata: l’inflazione “core”, infatti, nelle due Aree cresce in febbraio rispettivamente dell’1,3% e dello 0,8% su base annuale, praticamente ai minimi storici.

Finché il grafico non farà un “baffo” all’insù, non credo proprio che si possano realisticamente temere concreti interventi restrittivi sui tassi di riferimento.

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12 Comments to “Inflazione assente, tassi fermi”

  1. andrea.mensa scrive:

    giusto…..
    e se continua ad andare giù ??

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  2. andrea.mensa scrive:

    The « Ring of Fire » of sovereign debt – Graphic presentation of the ratio of states’ debt and public deficits (% of GDP) – Source: Reuters Ecowin, 02/2010

    Tutti con il fiato in sospeso per uno 0,1 in più o in meno di crescita o di inflazione.
    La dura realtà è che il mondo “ricco” non riesce più a consumare quanto potrebbe produrre e non produce perché nessuno lo può comprare.
    Ma se è vero che si è arrivati a questo punto spinti da un miraggio di ricchezza, alimentato a debito, nel momento in cui le popolazioni di questi paesi si sono finalmente rese conto di spendere più di quanto guadagnavano, acquisito il timore del fallimento individuale, hanno cambiato registro.
    Ma su di essi viveva il commercio, ma anche la produzione, e i governi che sulla base di così alta circolazione monetaria introitavano cifre sempre crescenti di tasse.
    Il gioco si è fermato, la gente ha smesso di chiedere prestiti, ed anzi, ha cominciato a cercare di rendere quelli in corso, e le autorità monetarie, azzerati i tassi di sconto, non sanno più che fare.
    Le banche possono avere tutta la liquidità che si vuole, ma se nessuno (che abbia qualche seria possibilità di rendere il prestito) chiede, le banche non danno. E la liquidità comincia a diminuire, a circolare più lentamente, finire in investimenti speculativi che creano nuove disastrose bolle.
    Per immettere liquidità nel mercato dei beni di largo consumo ci sarebbero due strade :
    lo stato si indebita ulteriormente e tramite opere pubbliche o semplicemente finanziando con un contributo a fondo perduto i più disagiati, fa arrivare denaro a chi saprebbe benissimo come spenderlo anche non solo subito, ma già da ieri.
    Con una pesante manovra fiscale sui capitali, oltre che sui redditi più alti, recupera risorse per sgravare completamente i soliti disagiati affamati.
    Dal grafico appare chiaro ormai che l’indebitamento degli stati sta raggiungendo limiti tali che li rende difficilmente ripagabili, per cui puntare su ulteriori indebitamenti sarebbe come sottoscrivere la volontà ni non più ripagarli.
    Resta la seconda strada. Ma qual è quel governo che si sente in grado di lanciare una simile politica ?
    Sempre e solo ossessionati da una elezione e da quella successiva che non lascia margini per una politica seria di rigore, e soprattutto un apolitica di redistribuzione di quei redditi che, abbandonata tanti anni fa, ha permesso ai ricchi di diventare sempre più ricchi ed agli altri di appiattirsi su livelli di puro sostentamento, quando gli va bene.

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  3. andrea.mensa scrive:

    ps. sorry non so come riportare il grafico….

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  4. AC scrive:

    @ andrea.mensa:
    ecco il link per visualizzare il grafico

    http://3.bp.blogspot.com/_Uu_0.....-h/qqq.jpg

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  5. Rapisarda scrive:

    avrei necessità di contattarti ma non trovo il tuo indirizzo email. potresti contattarmi tu. grazie

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  6. andrea.mensa scrive:

    Caro AC, come vedi, quando non capisco qualcosa, il mio primo pensiero va a te, e provo a chiedere.
    Premetto:
    l’inflazione viene misurata (non voglio discutere qui la metodologia, ne abbiamo già parlato) con lo scopo di verificare quanto le merci di largo e comune consumo subiscano aumenti di prezzo.
    In effetti, come risvolto della medaglia, misura anche se non direttamente la svalutazione della moneta.
    Questo è quanto, in breve, so io .
    Ora è noto che diverse banche centrali hanno praticato il quantitative easing, che in soldoni significa stampare denaro.
    Si sa anche che buona parte di questi soldoni freschi di stampa sono andati ad acquistare i titoli del tesoro, per mantenere bassissimo il loro rendimento, e quindi non sovraccaricare, almeno per ora, il servizio del debito pubblico.
    Adesso il problema è capire come il tesoro di questi stati, USA, UK, Giappone, ecc… abbiano utilizzato tali soldi che hanno fatto lievitare il debito pubblico (grazie per il link sul cerchio di fuoco, ma la mia domanda era come inserire il grafico, perché il link ce lo avevo anch’io), ma che non sono sicuramente giunti sui mercati delle merci, visto che di inflazione proprio non se ne parla, anzi, è sempre più viva la tendenza alla deflazione.
    Visto che gli unici mercati che hanno avuto un afflusso di capitali, sono le borse, mi pare logico pensare ad un collegamento tra i soldi raccolti dai tesori e le borse. Ma questo collegamento non lo trovo.
    Sto prendendo un abbaglio nella deduzione oppure c’è qualche dato che mi sfugge ?
    Hai qualche risposta in merito ?
    Perché sai, sarebbe veramente disdicevole il poter affermare che gli ulteriori sacrifici che verranno richiesti alle popolazioni per ripagare gli aumenti di debito pubblico in effetti ripagano quanto alcuni hanno “guadagnato” nelle borse, e non perché le aziende sono diventate migliori, più utili alle popolazioni, più produttive, ma solo perché una valanga di soldi freschi sono arrivati su quel mercato.
    Mi scuso se rompo le scatole periodicamente, e approfitto della tua pazienza e gentilezza.
    Andrea

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  7. AC scrive:

    Andrea, come sai è un piacere ricevere i tuoi interessanti commenti, quindi non preoccuparti.

    Io credo che solo una parte, e neanche la maggiore, della liquidità sia finita nelle Borse; molta è finita al finanziamento di governi (debito pubblico) e banche (bailout); poca, se non pochissima, infine, ha raggiunto le imprese e le famiglie.
    Tutto ciò non detemina, al momento, inflazione, ma neanche crescita reale, ed è questo il vero problema!

    p.s.
    ho provato anch’io ad inserire il grafico nei commenti, senza riuscirvi (per colpa di questo template, che sto meditando di cambiare!).
    Ciao

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  8. andrea.mensa scrive:

    grazie AC sempre cortese.
    è proprio quella parte che dici ” finanziamento di governi (debito pubblico)”, che credo voglia dire stimoli , sovvenzioni, ecc…
    ma proprio quei soldi, immessi dai governi nel mercato (o non ritirati grazie ad agevolazioni fiscali), avrebbero dovuto aumentare la circolazione monetaria favorendo l’inflazione, e invece è come se fossero stati requisiti da “mani forti” e dirottati verso “investimenti” ma non sicuramente approdati ai consumi che come dici giustamente ” poca, se non pochissima, infine, ha raggiunto le imprese e le famiglie.”
    quello è il nocciolo del mio dilemma.

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  9. Io, Greenspan scrive:

    Mah… io direi piuttosto che l’inflazione non è altro che una tassa occulta utilizzata pre confiscare ricchezza.
    Vedi Greenspan
    http://www.teocollector.com/documento.htm

    e Bill Bonner (che aveva previsto tutto nel 2006 con la sua finta autobiografia di Greenspan)
    http://www.investireoggi.it/fo.....19689.html

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  10. [...] Inflazione assente, tassi fermi La stabilità dei tassi di riferimento sia della Fed che della BCE non dovrebbe essere più una notizia, eppure l’attesa per il meeting della Banca Centrale USA era condita di timori circa un possibile nuovo intervento restrittivo, magari ancora rivolto al tasso di sconto. blog: AC Finanza | leggi l'articolo [...]

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