In un momento in cui gli Stati Uniti si stanno confrontando con una crisi che, nei numeri, resta tuttora profonda e grave (il dato preliminare sulla crescita del PIL nel primo trimestre 2009 segna un -6,1%, peggio del previsto -4,7% e dopo un pesante -6,3% di fine 2008), dai sicuri effetti negativi sulle altre maggiori economie sviluppate, mi è sembrato interessante andare a verificare come si stanno muovendo le economie emergenti, ed in particolare ho voluto esaminare la situazione della Cina.
L’economia cinese non è certamente rimasta immune alla fase di decelerazione globale. Il suo tasso di crescita, che era intorno al 10% fino alla metà dello scorso anno (+9% il dato finale del 2008, dopo il +13% del 2007 e livello più basso da sei anni), si è fortemente ridimensionato: nel primo trimestre del 2009, infatti, il PIL ha messo a segno un aumento del 6,1% su base annua - per una strana coincidenza è pari al dato USA, ma con segno algebrico invertito…
Sebbene si tratti del dato più debole da quando sono iniziate le relative rilevazioni dell’Ufficio nazionale di statistica di Pechino (ossia dal 1992), in ulteriore diminuzione rispetto al +6,8% dell’ultimo trimestre del 2008 ed inferiore anche alle previsioni di consensus (+6,3%), mi sembra che, almeno finora, si possa sostenere che l’economia cinese, tutto sommato, sta resistendo abbastanza bene alla crisi mondiale, dimostrando un inatteso dinamismo.
La solidità della domanda interna ed il piano di rilancio economico del Governo stanno compensano la mancanza di stimoli provenienti dall’estero, che si è materializzata con la caduta delle esportazioni. Inoltre, il calo degli investimenti esteri diretti è stato compensato dall’esplosione degli investimenti in attivi fissi in opere urbane (che rappresentano la parte principale del piano di rilancio), i quali, dall’inizio dell’anno, sono aumentati di quasi il 30%.
Dopo la leggera flessione registrata alla fine del 2008 (-2% fra settembre e dicembre), la produzione industriale è aumentata del 5,1% nei primi tre mesi dell’anno: ancora poco rispetto al +16,4% registrato nel primo trimestre 2008, ma pur sempre dato indicativo di una ripresa dell’attività.
Ed in proposito, vale la pena ricordare, da ultimo, ma non meno importante, che l’indicatore anticipatore dell’attività manifatturiera PMI è da quattro mesi in costante aumento, in tutte le sue componenti (cfr. grafico), il che segnala che l’economia cinese si sta preparando nuovamente ad accelerare.
Se tale scenario macroeconomico troverà conferme nel prossimo futuro, ad es. con un ritorno del tasso di crescita del PIL cinese verso il +8%, ed in un contesto caratterizzato da un graduale ritorno di interesse degli investitori internazionali verso gli asset rischiosi, mi aspetterei un proseguimento dell’uptrend già in corso nel mercato azionario cinese (l’indice Shanghai Composite, dopo il -65% registrato nel 2008, nei primi 4 mesi di quest’anno è già in ripresa del 35%).
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Tags: Cina, indicatori economici












ottima analisi complimenti .-)
Ultimo post di cwtrading.blogspot.com: INTERNET BUSINESS BLOG
complimenti, efficace come sempre.
mi consola molto che siano aumentati finalmente gli investimenti per infrastrutture e opere urbane, la cosa che mi crea qualche dubbio è :
“chi è dall’estero che ha aumentato gli ordini ?”
“e con cosa verranno pagati?”
penso che una ripresa degli ordini dall’estero precluda ad un aumento delle esportazioni, e , sarebbe molto interessante sapere verso dove.
chiedo troppo ?
grazie a entrambi.
Andrea, da quanto mi risulta gli ordini dall’estero sono calati e non aumentati (per rispondere alle tue domande), mentre le spese per infrastrutture sono finanziate dal governo cinese.
Saluti
scusa, ac, ma la linea rossa non è relativa a :” new EXPORT order index ?”
Andrea,
in realtà stavamo parlando di due dati diversi: io mi riferivo agli ordini dall’estero consuntivi (= export), che risultano in calo, mentre tu – giustamente – osservavi la ripresa dell’indicatore PMI (Purchase Managers’ Index) New Export Order, che, tuttavia, rimane ancora in area di contrazione (è a 47,5, sotto la soglia di 50).
Si tratta di un indice previsionale, basato su interviste ad oltre 700 imprese manifatturiere cinesi, che sembrerebbe in effetti anticipare una prossima ripresa degli ordini dall’estero e quindi, a breve, dell’export: verso chi? difficile dirlo, vedrò se trovo qualche informazione al riguardo.
Ciao.
forse sto sovraconsiderando le mie speranze, più che la realtà, ma leggo che la Cina ha aumentato la sua riserva d’oro da 600 a 1054 ton. con un investimento di circa 30mld di $.
inoltre sta spostando il proprio intervento sui treasury da quelli a lunga scadenza a quelli a brevissima (i cui tassi sono praticamente a 0).
30 mld $ più un prossimo ingolfamento nelle emissioni di treasury (oltre a dover rifinanziare quelli a lunga scadenza, più il finanziamento dei debiti contratti per le manovre, più il rifinanziamento di quelli a breve), mi dicono che i Cinesi stanno cercando di proteggersi da un eventuale svalutazione del dollaro.
30 Mld di dollari sono usciti dalle riserve cinesi e sono finiti sui mercati (a comprare oro) oltgre a quelli che già c’erano. vero che in confronto alle migliaia 30 sono un bruscolino, ma è sempre un bruscolino in più.
visto che proprio loro (i cinesi), qualche voce in capitolo (circa il dollaro), mi pare ce l’abbiano, direi che forse per Mr. dollaro si stanno addensando un po di nubi all’orizzonte.
tu che dici ?
Il dollaro nelle ultime settimane sembra in via di indebolimento sull’Euro e, più in generale, verso tutte le principali valute: il dollar index negli ultimi due mesi ha perso il 5% circa.
Che sia l’inizio di un nuovo trend sfavorevole al biglietto verde? difficile prevederlo, ma lo ritengo poco probabile nel momento in cui dovesse davvero consolidarsi l’opinione di una prossima ripresa dell’economia USA.