Chiedo innanzitutto scusa ai lettori perché, per vari motivi, in queste settimane sono stato - e sarò ancora per un po’ – carente nell’aggiornare il blog.
Di seguito, giusto per riprendere il filo, vi porto alcuni spunti di riflessione su economia e mercati finanziari ed aspetto i vostri commenti, per discuterne insieme.
Fed cautamente ottimista, ma i tassi resteranno invariati fino a fine anno
I verbali del FOMC di giugno (qui il testo) mostrano una revisione al rialzo delle previsioni di crescita del PIL USA, pur sempre negativa nel 2009 (tra -1% e -1,5%), ma con un possibile ritorno ad una dinamica superiore al potenziale già nel 2010 e 2011 (media intervallo +2,8% e +4,2% rispettivamente).
La Fed esprime ancora forti timori sul fronte occupazionale (la stima del tasso di disoccupazione è intorno al 9%-10%), il che, unitamente all’assenza di gravi rischi inflazionistici (CPI “core” +1,7% in giugno e previsioni di un moderato rialzo nel 2010) e ad un quadro congiunturale nel complesso tuttora debole, fanno prevedere tassi invariati per tutto il resto del 2009.
Per il 2010, invece, la Fed potrebbe cominciare ad intervenire per una progressiva rimozione degli stimoli monetari in essere (c.d. exit strategy). Le modalità con cui potrà farlo sono ancora da definire (non è detto che alzi i tassi tout court).
Sul fronte dei dati macroeconomici, la settimana scorsa sono usciti quelli sulla produzione industriale, che restano ancora negativi (-0,4% mensile in giugno), ma con una dinamica in via di rallentamento.
Sembrerebbe più preoccupante, invece, la fiacchezza dei consumi: in giugno le vendite al dettaglio sono cresciute dello 0,6%, ma solo per effetto dell’aumento dei prezzi dei carburanti e delle vendite di auto, spinte dagli incentivi statali; al netto di tali componenti, infatti, la dinamica resta ancora profondamente negativa (-0,2% mensile e -3,8% annuo).
Le preoccupazioni delle famiglie, in particolare per il forte deterioramento del mercato del lavoro, si sono evidenziate anche negli indici di fiducia, come quello elaborato dall’Università del Michigan che, dopo 4 rialzi mensili consecutivi, in luglio è sceso da 70,8 a 64,6.
Nell’Area Euro attività in diminuzione anche nel secondo trimestre, ma a ritmi più blandi
Dopo otto mesi di calo in maggio la produzione industriale nella zona Euro cresce dello +0,5% mensile, con Germania e Francia al traino (+3,7% e +2,6%), grazie agli incentivi al settore auto, ma Italia e Spagna in difficoltà (produzione italiana stabile ed in calo del 2,9% mensile in Spagna), dopo i recuperi registrati in aprile.
Un po’ come per gli USA si può affermare che, nel complesso, il rallentamento congiunturale europeo, ancora sicuramente in corso nel 2° trimestre 2009, evidenzia ritmi via via più contenuti.
La cautela tuttavia resta d’obbligo, come dimostra, da ultimo, l’indice di fiducia ZEW di luglio, in calo da 44,7 a 39,5 dopo la lunga fase di recupero avviata dallo scorso novembre (era a -63).
Borse toniche e bond in calo dopo le trimestrali diffuse in settimana
Nell’ultima settimana, sia Wall Street che i mercati azionari europei hanno potuto beneficiare del miglioramento dei conti registrato nel settore bancario: Goldman Sachs, ad es., ha chiuso il secondo trimestre con il maggior utile netto della sua storia e con un aumento del fatturato del 46% annuo. Buone news trimestrali anche da JP Morgan (utili +36%), e, in altri settori, da Intel, Ibm, Johnson & Johnson, ecc.
Il ritorno di interesse per gli asset rischiosi ha invece penalizzato i titoli obbligazionari governativi, in particolari i TBond a più lunga scadenza.
In Europa, invece, mi sembra importante segnalare un’ulteriore, lieve riduzione del rischio-paese Italia (differenziale Btp/Bund sotto l’1%).
In generale si è registrata una contrazione anche dei credit spread nel settore corporate, anche in questo caso per effetto delle trimestrali migliori del previsto .
§§§
Complice il clima estivo e la conseguente rarefazione degli scambi, che sarà ancora più evidente nel corso delle prossime settimane, è verosimile ritenere che le oscillazioni dei mercati dell’equity, del credito e dei tassi tenderanno a risultare generalmente ampie: come la scorsa settimana è stata propizia a borse e credito, che hanno beneficiato soprattutto del favorevole reporting societario, così eventuali news negative provenienti da economia e/o aziende potranno far rapidamente rientrare l’appetito per il rischio, avvantaggiando nuovamente i bond governativi.
Trend più definiti, invece, me li aspetterei solo dopo l’estate, una volta avute conferme circa l’auspicata ripresa congiunturale, o – viceversa – qualora le aspettative di oggi risultassero bruscamente disattese.
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Tags: bollettino congiunturale, bond, consumi, corporate, disoccupazione, economia EMU, economia USA, Fed, fiducia, indicatori economici, inflazione, PIL, politica monetaria, produzione, vendite














bentornaro AC, mancavano un pò i tuoi scritti.
in merito ad essi, se si staava aspettando giugno/luglio per capire qualcosa del prossimo futuro, direi che le aspettative sono andate deluse, si è solo spostato in avantidi tre mesi la decodifica di quei segni che potrebbero dare, se non lacertezza, almeno un conforto alle previsioni. io direi che siamo ancora immersi nella nebbia, anche perchè sinora non si sono ancora visti gli effetti dei debiti statali decisi per contrastare la crisi, ed il loro impatto sui mercati.
credito al consumo e credito anche alle piccole aziende ancora centellinato, per la valutazione dei rischi, mentre i grandi profitti di alcune banche sono gran parte dovuti al fatto di ignorare i rischi, ormai convinti che il “too big to fail” li protegga in ogni modo (pubbliche perdite e privati profitti sembra la regola ormai stabilizzata).
e poi la domanda che diventa sempre più pressante e determinante è :” ripresa per andar dove ?”
se l’unico obiettivo è quello di ricreare un’altra bolla, direi che è un obiettivo non solo perverso ma diabolico, se non lo è dovrebbe diventar chiaro verso quale obiettivo orientare produzioni e consumi. riproporre gli stessi che hanno portato alla crisi, mi pare che non sia decente anche perchè se le autorità tendono a ignorare il problema, i consumatori se ne rendono conto benissimo, visto come persino gli americani tendano a spendere meno, non per risparmiare, ma semplicemente per affrancarsi un po dai debiti.
quindi, io credo che fino a quando non verrà indicata una chiara scelta di sviluppo sostenibile, ci saranno alti e bassi nel continuo creare e consumare scorte, bolle finanziarie nel tentativo di attirare nel giro i risparmi veri (non i soldi presi in prestito).
dopo si potrà parlare di ripresa.
andrea
Andrea,
vedo che sei sempre presente e ti ringrazio.
Direi che in questo momento una “ripresa” soddisfacente potrebbe già essere una semplice interruzione della rovinosa caduta precedente, non credi?
In tal senso qualche timido segnale si intravvede, senza certamente presumere che tutti i problemi del passato siano ormai risolti.
Si dice che dagli errori del passato si possa imparare a migliorarsi, ed in effetti, anche in campo economico-finanziario, qualcosa si è mosso e si sta tuttora muovendo: per fare un es. mi sembra importante ricordare che è in corso un processo di auto-regolamentazione finalizzato ad una maggiore standardizzazione e sicurezza nel mercato dei derivati OTC.
Dunque, senza pretendere di cambiare il mondo tutto d’un colpo, credo che qualche miglioramento lo avremo già nel prossimo futuro. In attesa che l’auspicata via dello sviluppo sostenibile prima o poi possa essere trovata e definitivamente imboccata!
A presto