Fondo Monetario EuropeoIl dibattito mediatico in questi giorni verte sull’opportunità, o meno, per l’Area EMU di fondare un Fondo Monetario Europeo (FME). L’idea, lanciata il mese scorso dagli economisti del CEPS Daniel Gros e Thomas Mayerche (“Towards a Euro(pean) Monetary Fund”) è finalizzata a rafforzare la cooperazione economica e la sorveglianza finanziaria nell’Eurozona, anche per prevenire ed [...]Il dibattito mediatico in questi giorni verte sull’opportunità, o meno, per l’Area EMU di fondare un Fondo Monetario Europeo (FME). L’idea, lanciata il mese scorso dagli economisti del CEPS Daniel Gros e Thomas Mayerche (“Towards a Euro(pean) Monetary Fund”) è finalizzata a rafforzare la cooperazione economica e la sorveglianza finanziaria nell’Eurozona, anche per prevenire ed eventualmente gestire nuovi casi d’instabilità dovuta al debito di uno Stato membro, come la Grecia. Non a caso troverebbe il diretto e pieno supporto di Germania e Francia, ovvero i Paesi più esposti al debito greco. Secondo i primi dettagli del progetto, il FME, che tecnicamente rappresenterebbe una start-up intergovernativa, sarebbe modellato sulle caratteristiche del Fondo Monetario Internazionale (FMI), con in più la possibilità di stabilire le procedure da seguire in caso di default (anche parziale) di uno Stato membro. Devo dire apertamente che non mi sembra un’idea condivisibile e per diversi motivi.
1) partiamo dai motivi per cui si vuole creare questo nuovo organismo. Si parla chiaramente di prevenire e gestire i casi di crisi, come quello greco: a me pare che, nella sostanza, questo progetto dimostri l’incapacità dell’Europa “core” di riportare la situazione alla normalità, ripiegando quindi per un organismo ad hoc per gestire la straordinarietà. Insomma, sembra quasi che in Europa si tema, per il futuro, un vero e proprio proliferare dei casi-Grecia, dando quindi piena ragione a chi sottolinea i gravi rischi sistemici dovuti all’eccessivo indebitamento di Paesi (non solo dell’Eurozona) additati come PIGS o STUPID. (Portogallo, Italia e/o Irlanda, Grecia, Spagna, ma anche Turchia, UK, Dubai e chissà poi quanti altri…).
2) serve un nuovo organismo simile al FMI? Probabilmente no, ed è curioso che il progetto FME sia stato presentato – senza ovviamente evidenziare troppo i costi che la nuova struttura comunque comporterebbe – proprio nei giorni in cui i maggiori esponenti europei sostanzialmente dichiaravano che non vi erano particolari ostacoli al ventilato, possibile intervento del FMI a sostegno della Grecia. Il punto, comunque, è un altro, ovvero che gli accordi in sede comunitaria già prevedono sorveglianza e supporto tecnico ai singoli governi nazionali, quindi davvero non si riesce a capire a cosa dovrebbe servire un nuovo organo preposto a questo. Servirebbe, invece, perseguire la strada – che però vedo ancora molto lunga – verso la creazione di un budget europeo di tipo federale da utilizzare in sede locale secondo necessità; in altre parole, servirebbe una politica unica comunitaria non solo monetaria, ma anche fiscale, con tanto di possibilità di ricorrere ai mercati finanziari mediante emissioni obbligazionarie (sicuramente a spread più vantaggiosi rispetto a quelli pagati da molti dei singoli Paesi membri).
3) il modello FMI funziona? Si parla di FME e si guarda al FMI come modello da seguire. Nessuno sembra porsi il problema dell’efficacia e del successo delle azioni del FMI e di altri organismi internazionali similari. Al riguardo non basterebbe certo il poco spazio di uno o più post per rispondere, ma certo molti dei lettori già si ricorderanno dei dibattiti intorno al ruolo non certo apprezzabile che il FMI ha avuto nel caso del default Argentina. Per una disamina critica di quel caso e di tanti altri casi di fallimento delle politiche di organismi come il FMI (ma non solo), rimanderei all’esauriente libro del premio Nobel Joseph E. Stiglitz intitolato “La globalizzazione e i suoi oppositori” (2002).
4) alla fine, il FME può servire per il caso Grecia? Va da sè che la costituzione di tale FME avrebbe comunque tempi non meno che lunghi, anche di anni, dunque non potrebbe essere d’alcun aiuto per il caso di salvataggio immediato della Grecia. Meglio quindi concentrarsi sulla valutazione dell’adeguatezza delle misure di austerity varate dal governo greco o sulle ipotesi di finanziamento straordinario da parte di banche o di governi europei o piuttosto anche da parte del FMI.
In definitiva, si può parlare e discutere di tutto, anche del FME, ma, a mio modo di vedere, gli sforzi concreti dovrebbero essere indirizzati altrove. Towards a Euro(pean) Monetary FundTi piace o ritieni utile questo articolo? Aiutaci a diffonderlo! |





2 Commenti
quoto l’intervento e sottolineo che, secondo me, l’euro diventerà una vera moneta solo nel momento in cui si unificheranno le politiche fiscali dei paesi che lo adottano.
controllare la liquidità tramite il sistema bancario è illusorio quando il “feeling” della popolazione è orientato al risparmio.
il controllo della liquidità con simile mezzo è come un guinzaglio, si può trattenere (offrendone meno del richiesto) ma non si può spingere.
l’altro mezzo di controllo della liquidità , i tassi , hanno sovente più controindicazioni che vantaggi.
il vero controllo della liquidità, a mio avviso, lo si fa con la leva fiscale, con la quale si può anche orientare i tipi di consumi oltre che la loro quantità.
pertanto, l’euro rivelerà sempre la sua debolezza finchè quest’ultimo passo non sarà compiuto.
Non vorrei dire se è più importante la politica fiscale di quella monetaria, o viceversa, così come non credo sia necessario schierarsi per forza nella prospettiva keynesiana piuttosto che in quella monetarista.
L’importante è che sia passato ben chiaro il messaggio – che Andrea ha colto appieno – che l’Unione Europea non sarà mai veramente tale (e l’euro ne risentirà di conseguenza) senza una gestione comunitaria delle politiche economiche.