Exit strategy già in corsoLa Fed ha già iniziato la propria exit strategy, anche se mantiene i tassi fermi sui minimi.La Fed non ha modificato il target range dei tassi sui Fed Funds, che quindi resta sempre compreso fra 0% e 0,25%. Nel comunicato di accompagnamento alla decisione (leggi) è precisato che i tassi USA resteranno eccezionalmente bassi per un periodo di tempo prolungato. Infatti, malgrado i vari segnali di ripresa dell’attività economica ed anche di stabilizzazione del mercato del lavoro, non si avvertono particolari pressioni inflazionistiche e la congiuntura resterà debole ancora per un po’ di tempo, per cui non viene ravvisata la necessità di modificare il livello corrente dei tassi di riferimento.
La decisione era comunque attesa, eppure negli ultimi giorni l’uscita di alcuni indicatori economici favorevoli non ha mancato di intensificare il dibattito sul quando la Banca Centrale USA avrebbe deciso di ritirare il proprio, considerevole sostegno alla congiuntura economica. In proposito – è vero – il pensiero va subito al livello dei tassi, ma in realtà, a ben vedere, l’exit strategy da parte della Fed è già iniziata, ed anche da un po’ di tempo. Per rendersene conto, basta osservare il grafico seguente.
E’ del tutto evidente che la Fed sta già riducendo progressivamente alcune delle misure straordinarie che aveva adottato sul finire del 2008 per inondare il sistema di liquidità ed evitare il peggio. In particolare i prestiti bancari d’emergenza a breve termine dalla c.d. discount-window della Fed sono scesi da U$ 100 miliardi dello scorso anno a U$ 19 miliardi d’inizio di dicembre, mentre gli acquisti da parte della Banca Centrale USA di prestiti nel mercato delle commercial papers da un picco di U$ 350 miliardi dello scorso gennaio sono passati agli attuali U$ 15 miliardi. Infine, i prestiti alle istituzioni finanziarie ottenuti attraverso le altre Banche Centrali (liquidity swap) sono scesi da più di U$ 500 miliardi a U$ 17 miliardi.
Dunque le possibili mosse della Fed non sono solo ad una dimensione (tassi su, giù o fermi), come molti sembrano ritenere, altrimenti si rischierebbe davvero di attendere invano a lungo, forse per larga parte del 2010. Le dimensioni, invece, sono diverse, tant’è che la strada verso la normalizzazione della politica monetaria USA può considerarsi già intrapresa. Ti piace o ritieni utile questo articolo? Aiutaci a diffonderlo! |






6 Commenti
già … la normalità … ma quale normalità ?
che la Fed ritiri la massa di liquidità attivata per sostituire quella normalmente messa in circolazione dalle banche, vuol dire solo che queste hanno ricominciato imprestare (lo svantaggio delle banche commerciali è che per mettere in ciorcolazione liquidità, vedi riserve frazionate, hanno bisogno che qualcuno quel denaro glielo chieda, ovvero, che buona parte di quanto imprestato e non più recuperabile se lo sia preso in carico lo stato.
ma la ricchezza vera, non è quella finanziaria.
la ricchezza vera è quella che si produce, è il frutto del lavoro.
ma che poi si vende anche.
su questo fronte non mi pare che la produzione globale abbia ancora trovato il suo punto di equilibrio produzione/vendita ne negli USA ne tantomeno nelle altre parti del mondo, cina compresa.
è solo quando tale equilibrio si sarà ristabilito, quando le scorte avranno ripreso le dimensioni fisiologiche, quando le esportazioni avranno ritrovato un equilibrio con le importazioni, ch esi potranno contare i morti, ovvero quanta gente è restata senza lavoro, e quanta produzione ha dovuto esser cancellata di quella che si era sviluppata seguendo lo scoppio della liquidità disponibile.
ho scritto una volta che in un sistema in cui NON si inventi il denaro, ma si impresti SOLO quanto viene risparmiato, la crescita è finanziata dal “lavoro fatto e non goduto”, mentre in un sistema economico in cui o tramite l abanca centrale o/e le banche commerciali, si inventino le risorse dal nulla, la crescita è finanziata dal “capitale e dal lavoro che si farà”.
morale, si sta bruciando il mobilio e ci stanno ipotecando la vita di figli e nipoti e generazioni future.
è questa la normalità ?
“Normalità altro non è che la media d’infinite anormalità.”
(dal sito http://www.aforisma.net curato da Tito Baldan)
Sicuramente l’exit strategy della Fed (ma analoghe iniziative stanno portando avanti anche le altre Banche Centrali come la nostra BCE) riporterà alla “normalità” la politica monetaria, giacché gli interventi attuati nella fasi più acute della crisi erano sicuramente delle “anormalità”.
Altro è, invece, osservare – come correttamente fai, Andrea – che restano tante altre “anormalità” nel mondo dell’economia reale (produzione, import/export, disoccupazione, ecc), ma anche – aggiungo io – in quello della finanza (qualche giorno fa, ad es., ricorderai che ho scritto del rischio-bolla dell’oro).
La “normalità” assoluta (intesa come equilibrio generale perfetto) più che altro è un’utopia, ma resta pur sempre la tensione delle forze reali e finanziarie verso di essa, tensione che non si può certo criticare.
hai ragione AC… è che sovente vedo proprio nero …
http://yelnick.typepad.com/.a/6a00d8341c563953ef0120a767fb78970b-popup
C’è stato un cambio di strategia ma al momento non ancora una vera e propria exit strategy.
Gli acquisti diretti di MBS ne sono un esempio.
gipa,
dipende da cosa si intende per “exit strategy”:
a) nel senso di un ritorno alla normalità del bilancio della Fed: allora siamo ancora lontani, come giustamente evidenzia il grafico da te segnalato;
b) nel senso di cessare le grandi manovre straordinarie per inondare di liquidità il sistema: come ho scritto nel testo, è già in corso, e non bisogna farsi ingannare dalla stabilità dei tassi.
Ciao