Non è la prima volta che trovo contributi di elevato livello nei commenti ai miei post ed ogni tanto non posso fare a meno di portarli all’attenzione di tutti, in un articolo dedicato.
In questo caso voglio riportare una lucida analisi sulla crisi effettuata da Andrea, un affezionato lettore che già un po’ di tempo fa era apparso su queste pagine discutendo il tema de “L’inflazione e l’ofelimità paretiana“. L’articolo suscitò un buon interesse e decine di commenti.
Riporto il testo di Andrea senza particolari modifiche, se non grafiche o di “punteggiatura”, per rispetto all’autore, rimandando eventuali approfondimenti o discussioni alle risposte ai vostri commenti.
Buona lettura!
Crisi, non crisi, stiamo uscendo, no siamo solo a metà strada, ecc….
L’unica cosa certa è una gran confusione soprattutto dopo l’annuncio di una crescita del 5,7% del PIL americano nell’ultimo trimestre 2009.
Partendo dal dato di fatto, che la crisi è scoppiata perché asset cartacei (ogni credito dato a fronte di titoli esecutivi crea liquidità), assunti addirittura a capitali di garanzia, hanno perso ogni appeal e quindi la caratteristica di liquidità, nel momento in cui si sono dimostrati di valore incerto (e questo grazie allo scoppio della bolla dei subprime), oltre all’esagerazione di leve finanziarie enormi (Fanny & Freddy) o della speculazione su CDS andati a riscossione (AIG), cerco qui di capire le minime prospettive future, considerando le azioni correttive adottate da Governi e Banche Centrali.
Le Banche Centrali si sono trovate di fronte a banche commerciali senza fondi perché piene di asset non più “liquidi” ovvero, dato che di valore incerto, non più vendibili senza enormi svalutazioni del valore degli stessi. Per cui la soluzione è stata quella di dare denaro (inventato dal nulla) in cambio di tali asset, tanto quanto basta per verificare con l’andata in scadenza dei crediti sottostanti, il loro valore effettivo (cioè verificare quanta parte di essi venivano rimborsati e quanti no).
Questo denaro non ha costituito un aumento di liquidità, in quanto ha semplicemente SOSTITUITO una liquidità preesistente.
Il Tesoro (lo Stato) da parte sua ha invece nazionalizzato praticamente chi (Fanny & Freddy) si era esposto con leve finanziarie inverosimili e si è ritrovato con masse di credito in default (subprime). Tali perdite normalmente vengono ripianate attingendo al “capitale di garanzia”, in questo caso praticamente inesistente a fronte della mole di crediti inesigibili. Tale ripianamento è stato fatto a costo immediato praticamente nullo, in quanto il Tesoro ha solo consolidato la sua garanzia. Ovvero ha garantito con la propria capacità finanziaria i crediti ancora in essere, come a dire: “andate avanti tranquilli che alle eventuali perdite provvedo io”.
Quindi anche questo intervento non ha praticamente immesso liquidità sul mercato.
Salvataggi a fronte di CDS: il CDS è una assicurazione che contro un premio interviene a fronte di un evento. Se l’evento non accade, il premio è un guadagno netto, se invece accade, quanto deve sborsare è un multiplo del premio stesso. Se statisticamente accadono più eventi di quanto statisticamente previsti, si ricorre per prima cosa al capitale proprio, poi si fallisce, a meno che qualcuno sborsi il necessario (in questo caso è stato il Tesoro).
Essendo questa liquidità fornita a fronte di asset che avevano azzerato il loro valore, non vi è di nuovo stata immissione di liquidità nel mercato.
L’unica liquidità effettivamente immessa nel mercato è quella usata per il salvataggio di aziende che sarebbero fallite altrimenti, liquidità usata per pagare i loro debiti. Ma contemporaneamente, per reperire i fondi necessari, lo Stato ha innalzato il proprio debito, finanziandolo con Buoni del Tesoro, venduti sul mercato.
Parte di essi sono stati acquistati dall’estero, parte dalle banche stesse, per immetterli nel proprio capitale di garanzia. Ma togliendo dalla circolazione liquidità allora circolante, limitando crediti con la scusa dell’inaffidabilità, ma soprattutto perché non più richiesti (molte persone hanno deciso di iniziare a risparmiare, comprando MENO delle proprie disponibilità, invertendo quindi una tendenza in atto precedentemente).
Il risultato di tali azioni pertanto è il seguente:
- Stati molto più indebitati
- Liquidità difficilmente controllabile e gestibile
Il controllo della liquidità avviene o limitandone la concessione (a patto che vi sia richiesta), o con il tasso di interesse, la cui diminuzione aumenta l’interesse a chiedere prestiti, mentre un suo aumento li rende più difficili.
Ora, con una richiesta scarsa dovuta al fatto che chi ha garanzie da offrire, preferisce risparmiare e cercare di saldare i debiti pregressi, mentre chi chiederebbe finanziamenti non ha garanzie da offrire, quindi non gli vengono concessi, e tassi praticamente nulli, la possibilità di manovra delle Banche Centrali è praticamente nulla.
Manovrare sui tassi, cioè alzarli, vorrebbe dire far fallire gli Stati, vista la loro massa enorme di indebitamento, quindi si preferisce lasciar mano libera alle banche commerciali, e far finta che i tassi praticamente nulli attuali delle Banche Centrali esprimano il loro vero significato, mentre le banche commerciali vi aggiungono degli spread enormi. Prendono cioè denaro dalla Banca Centrale a meno dell’1% e lo imprestano a quei pochi che ne chiedono al 4, 5, 6%, se non più.
Inoltre le banche intervengono pure sul mercato dei titoli di Stato, impiegandovi il denaro negato ai mercati, e quindi abbassando l’interesse dei titoli stessi.
Fino a quando può durare questa sottospecie di equilibrio?
La disoccupazione, il calo di investimenti, ecc… stanno minando la resistenza sociale alla crisi stessa. Persino gli americani, sempre stati convinti che le crisi si risolvessero in fretta, stanno cominciando a dubitare che questa volta funzioni così.
Per sostenere i livelli minimi di sussistenza, per cercare di aiutare aziende in crisi ed evitare quindi ulteriori sensibili aumenti di disoccupazione, gli Stati dovranno evitare di ridurre gli “stimoli”, provvedere con un minimo a chi ha perso il lavoro, e tutto ciò con entrate da tasse decrescenti e debito già andato alle stelle per le ragioni sopraesposte.
Qualsiasi ragione di aumenti massicci delle materie prime (es. il petrolio, visto che la ricerca di nuove fonti è bloccata dalla caduta del prezzo, ma la Cina sta aumentando velocissimamente la sua richiesta) potrebbe esacerbare gli scontri sociali, visto anche che l’unico sbocco possibile, ovvero ricerca e sfruttamento di fonti energetiche alternative, è bloccato dalle lobby petrolifere che hanno visto cadere i loro utili, avendo una capacità produttiva sottoutilizzata (per ora), dicevo, lo sbocco ecologico non è stato implementato in maniera massiva.
Pensare di riassorbire la mano d’opera eccedente, riportando i consumi dei vecchi prodotti ai livelli pre-crisi, è una illusione che si dovrebbe abbandonare subito, ma non avendo la politica i mezzi per offrire qualcosa di alternativo, continua a baloccarsi inutilmente sopra, alimentando speranze completamente irrealistiche, almeno nel breve periodo.
E se la mano d’opera non viene riassorbita, pagare il debito pubblico, e soprattutto rilanciare i consumi , sarà una pura illusione!
In definitiva: salvo eventi che facciano ripartire i costi energetici, o simili, la situazione dovrebbe stagnare per un certo tempo (anni), con il grande rischio che un qualsiasi evento che faccia ripartire la corsa dei prezzi, troverà le Banche Centrali prive di mezzi di contrasto.
Auguri !!!
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Tags: AIG, banche, CDS, debito, disoccupazione, investimenti, materie prime, mutui subprime, petrolio











ottimo!
Ottimo post, chiarissimo e senza velleità di fare precise previsioni per il futuro.
Io seguo da un pò le vicende dei mercati finanziari.
La mia impressione, da NON-ESPERTO, è che molti dei cosiddetti “ESPERTI” non riescano a controllare le proprie emozioni e continuino a contraddirsi nei loro complicatissimi ragionamenti e nelle loro analisi tecniche ultra-sofisticate perdendo di vista l’essenziale e cioè che le regole, alla fine, quando ci sono, sono semplicissime e sotto il proprio naso.
ac, mi hai commosso….
non mi aspettavo tanto da part tua e dei tuoi lettori.
grazie comunque del riconoscimento…. fa sempre tanto piacere.
andrea
x bruno
gli “ESPERTI” si trovano di fronte a complicazioni e comportamenti imprevedibili e spesso manca la flessibilità nei ragionamenti.
(p.s.: non nascondo a volte capita anche a me…)
x andrea
addirittura “commosso”? mi sembrava doveroso valorizzare il tuo contributo e così ho fatto.
ciao
Sono sinceramente sorpreso dall’attenzione dedicata a quanto scritto in questo post, poichè si tratta semplicemente di una serie di considerazioni banali e soprattutto imprecise.
Imprecisioni che sembrano addirittura volute dall’autore per dar senso ad un’argomentazione che, alrimenti, non avrebbe la benchè minima forza.
Se volete fare delle considerazioni serie sull’argomento prima documentatevi…
Non voglio essere supponente, solo mi dispiace vedere tante persone focalizzarsi intorno a delle affermazioni errate, o per lo meno imprecise.
x F.C.B.
Personalmente non credo che le riflessioni di Andrea siano “banali” o “errate” o “imprecise”, e sicuramente non pretendono di essere di stampo accademico o didascalico.
La sua view è talvolta un po’ estrema e magari non sempre chiarissima, ma proprio perché ognuno ha diritto ad avere le proprie opinioni, ti chiederei di specificare meglio la tua critica, onde poter correggere – se del caso ed a beneficio di tutti – le affermazioni “imprecise” che hai riscontrato.
Grazie mille, a presto.
@ F.G.B.:
ritengo la critica corretta, anche se, penso di non aver scritto nulla di inesatto.
quando si cerca di fare un quadro complessivo, ad entrare troppo nel dettaglio si rischia di rendere il tutto troppo lungo , ma soprattutto di perdere il filo conduttore del discorso.
un quadro generale, credo, debba presentarsi come un riassunto di veloce lettura.
per i particolari AC è molto più qualificato di me, sia per esperienza che per capacità.
il mio in effetti, lo avevo postato come commento al post su bernanke, chiedendo proprio ad AC un suo parere su tali conclusioni.
quanto comunque ribadisco è che rappresenta un sunto e non l’analisi.
ps. sorry se è banale. se lo trovi tale significa che sei già discretamente esperto sia nella raccolta dati che nella loro interpretazione.
Sono contento Andrea che non hai preso il mio post come un attacco, ma come una critica costruttiva, perchè è questa che voleva essere. Io non mi reputo un esperto ma un semplice appassionato della ricerca e dell’analisi delle informazioni.
Detto ciò sono pienamente daccordo con te quando affermi che per evitare che i lettori perdano il filo del discorso bisogna evitare di scendere in dettagli, ma l’omissione di determiante informazioni possono fuoriviare il lettore nella propria analisi.
E’ questo l’appunto che mi sento di farti, nel tuo post hai descritto solo gli avvenimenti accaduti in America traendo conclusioni su tutto il sistema globale senza tener conto delle particolarità e differenze esistenti nelle singole aree economiche!!
Infine apri il tuo post dichiarando che il PIL americano nel terzo trimestre è cresciuto del 5,70% e lo chiudi con affermazioni quasi catastrofiche senza darci una spiegazione del perchè sei così scettico nei confronti di un dato positivo come quello del PIL!
Non voglio continuare perchè altrimenti sarei più lungo del post che sto commentando.
vorrei invitare F.C.B. e Andrea a proseguire senza problemi il loro dialogo costruttivo, ringraziandoli fin d’ora degli interventi esplicativi che vorranno lasciare.
Mi permetto solo di osservare che il balzo del PIL USA del 5,7% trim.le ann.to si deve per più della metà all’inversione del ciclo delle scorte; vero è che anche la domanda interna ha dato qualche segnale incoraggiante, inclusi gli investimenti residenziali (in crescita per la seconda volta consecutiva), ma non si può ancora essere troppo ottimisti, in un sistema economico overleveraged, che vede un lavoratore su 10 disoccupato e le leve di politica economica costantemente attivate.
@ F.G.B.
quando ho scritto quel post, se vai a vedere era un commento di quello precedente su bernanke, la crisi greca, e tantomeno quella spagnola non erano ancora salite sugli altari della scena internazionale.
pertanto tutti gli occhi erano puntati sugli USA soprattutto per quel balzo inaspettato del 5.7% poi facilmente spiegato come ha riportato AC dalla ricostituzione delle scorte oltre ad un accesso , anche questo abnorme, agli “stimoli”.
nella mia analisi però , cercando di vedere l’andamento di più lungo respiro, vedevo l’europa abbastanza piatta (emotivamente parlando) e le uniche cose che balzavano agli occhi erano i battibecchi Cina-USA. dazi sui tubi e pneumatici, appoggio all’iran, da una parte, steccate sullo reminbi, armi a taiwan, incontro col dalai lama, dall’altra davano l’impressione che le novità potessero giungere solo dal G2.
di qui l’analisi, dove la disoccupazione (che con la revisione di febbraio si dovrebbero conteggiare 800.000 disoccupati in più nel 2009), il debito globale , come ho scritto sopra vicino al 370% del pil, la cina che sta tendendo ad accorciare i tempi dei bond in casa, lo shopping in giro per il mondo di miniere, territori coltivabili, aziende di semilavorati, tutti pagati in dollari.
come vedi, più che gli indicatori puramente economico/finanziari, io cerco di guardare maggiormente al quadro complessivo, e capire, magari a volte sbagliando, quali siano i punti caldi e soprattutto importanti da tener d’occhio.
l’attenzione, comunque riportata sui PIIGS, o meglio sul nuovo acronimo coniato di recente lo STUPID, mi paiono più un tentativo di creare un diversivo all’attenzione internazionale che un vero inizio di una debolezza.
vedremo nel prossimo mese se ho ragione.
per ora grazie.
ps. sempre per F.G.B.
non sto a metterti il link di calculatedrisk perchè non so quanta confidenza hai con l’inglese ma qui puoi trovare un buon sunto dei nuovi dati sulla disoccupazione USA.
http://bamboccioni-alla-riscos.....#more-5264
che conferma quanto sopra esposto.
Da PIGS a STUPID, di male in peggio…
STUPID investors in PIGS
February 5, 2010 6:12pm
It isn’t just touchy government ministers in Portugal, Italy, Ireland Greece and Spain who don’t like the highly appropriate acronym PIGS to sum up the troubled regions of the eurozone (the ‘i’ seems to be used for Ireland and Italy). The FT has a near-ban on the insulting phrase, and now Barclays Capital has banned it too, for being offensive.
Luckily there’s a handy alternative for excessive borrowers (thanks Zerohedge): STUPID. It pulls together Spain, Turkey, the UK, Portugal, Italy, and Dubai. Sadly Greece, Iceland and Turkmenistan are missing…
http://blogs.ft.com/ft-dot-com.....s-in-pigs/
@ Andrea: come hai giustamente evidenziato il dato del PIL americano è influenzato in buona parte dalla dinamica delle scorte (circa un 3,40%), depurato del quale si ridemensiona sensibilmente, ma il dato secondo me interessante è che la spesa per consumi è aumentata del 2% (anche se in frenata rispetto al 2,70% registrato lo scorso trimestre) a fronte di una diminuzione della spesa pubblica dello 0,20%! Ciò significa che la domanda aggregata è stata sostenuta dalla spesa per consumi privata! Inoltre nell’ultimo trimestre si è registrato un aumento del 13,30% delle spese in investimento delle società industriali in software e macchinari, questo potrebbe portare ad un aumento della produzione e quindi ad un riassorbimento (seppur contenuto) della manodopera ad oggi disoccupata.
L’attenzione sui cosidetti PIGS è secondo me al momento solo un’operazione, speculativa anche se i CDS e lo spread sui bund tedeschi sono a livelli preoccupanti, ci sono hedge fund che stanno incrementando la posizione sui titoli governati greci approfittando della debolezza… Però se vogliomo cogliere un aspetto positivo della vicenda l’attenzione posta sui PIGS sta riportando il dollaro al ruolo di moneta rifugio con un forte apprezzamento sull’euro (movimento che in realtà era già in atto ma che ha trovato un “acceleratore” in questi timori). L’apprezzamento del dollaro potrebbe favorire le esportazioni europee senza contare l’effetto stabilzzante che ha prodotto sulla quotazione del petrolio.
@ F.G.B
è più corretto in casi di prolungata performance nello stesso segno, considerare i valori assoluti e non le percentuali relative.
per compensare un 50% di discesa occorre un 100% di risalita.
in termini assoluti siamo a livelli estremamente bassi per cui piccole variazioni causano sensibili variazioni percentuali.
investimenti produttivi è difficile che vengano fatti quando le capacità produttive sono utilizzate al 60%. è più probabile che, per chi ha ancora qualche soldo, o riesce a ottenere qualche finanziamento, che si tratti di SOSTITUZIONE di apparecchiature obsolete, in vista di una futuribile ripresa.
non voglio spacciartiper oro colato quanto ti dico, ma io ho parenti negli S.U. e a quanto mi raccontano, non hanno proprio nulla di cui rallegrarsi.
ti rimando , per cosa riguarda i cds, ad un commento al prossimo post.
In sintesi,
da un lato un certo ottimismo di fronte ai primi segnali di ripresa della domanda interna, inclusi i consumi privati;
dall’altro cautela sui numeri e timori per il sottoutilizzo dei fattori produttivi (lavoro incluso).
Attualmente propendo forse più per quest’ultima posizione, ma va detto che, come spesso accade, in medium stat virtus.