La China Federation of Logistics and Purchasing ha comunicato ieri che l’indice PMI relativo al settore manifatturiero cinese in Ottobre è stato rilevato a 55,2, ovvero 0,9 punti percentuali in più rispetto al mese precedente e per l’ottavo mese consecutivo al di sopra di quota 50, la soglia che indica espansione dell’attività industriale.
La notizia (leggi) mi dà l’opportunità di tratteggiare brevemente la situazione macroeconomica della Cina, paese per il quale l’accelerazione della ripresa ha indotto molti analisti ad innalzare al +9% il tasso di crescita del PIL stimato per il 2010.
La crisi economica originata negli States nel 2007 non ha risparmiato il gigante asiatico emergente, che tuttavia, rispetto ad Europa e Giappone, è riuscito molto bene a compensare il sensibile calo della domanda USA, ricorrendo ad una sostanziale politica protezionistica di dumping valutario, ma anche cercando di stimolare la domanda interna, soprattutto sul lato degli investimenti.
Quanto al primo aspetto, in particolare, va ricordato che le autorità monetarie e politiche cinesi abbiano arrestato pochi mesi prima del default Lehman, e precisamente nel Luglio 2008, il processo di rivalutazione dello Yuan sul Dollaro, che infatti è attualmente ingessato tra 6,82 e 6,84.
Nel momento in cui verrà consentito di ripristinare l’inevitabile tendenza di medio/lungo periodo alla rivalutazione della divisa cinese rispetto a quella statunitense, ciò rappresenterà un forte segnale a favore di una reale ripresa del commercio mondiale.
Sul fronte degli stimoli agli investimenti interni, invece, la manovra del governo cinese (circa 600 miliardi di Dollari) è stata talmente efficace da rischiare di produrre una vera e propria bolla del credito bancario e del mercato immobiliare.
La domanda privata, invece, pur crescendo del 15,5% annuo in termini di vendite al dettaglio, rimane ancora su livelli inferiori rispetto ai ritmi tendenziali di crescita del periodo 2006/2008 (intorno al 20%/21%). Vale la pena ricordare che è stato compiuto qualche progresso sul fronte del miglioramento delle prestazioni sanitarie e pensionistiche pubbliche, con lo scopo di incentivare la propensione al consumo delle famiglie cinesi (ridimensionando, quindi, quella al risparmio), ma i relativi effetti non potranno che essere graduali.
Lo sviluppo dei consumi interni della Cina (così come di altri paesi emergenti), anche attraverso l’adozione di politiche fiscali e dei redditi più espansive, rappresenterà la chiave di volta per l’auspicabile riequilibrio della crescita mondiale, in uno scenario che presumibilmente vedrà molto ridimensionato il ruolo degli Stati Uniti e delle altre economie mature.
Tuttavia, il processo di riconversione dell’economia cinese da export-oriented in consumer-oriented non sarà certo breve, anche avuto riguardo ai pur favorevoli fattori demografici, il che lascia prevedere che i suoi benefici non si dispiegheranno tanto rapidamente da andare a supportare la fase di ripresa del ciclo economico mondiale che si sta delineando.
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Tags: Cina, dollaro, indicatori economici, leading indicators, macro, paesi emergenti, PIL, renminbi, yuan












grazie AC per le infos.
riguardo a disoccupazione e migrazione “di ritorno” hai notizie ?
alcuni mesi fa avevo letto di una migrazione di ritorno (per disoccupazione) dell’ordine di 20.000.000 a mese.
interi quartieri, addirittura in shangai, abbandonati sia per cosa riguarda i capannoni/officina, sia quelle speci di alveari che erano i “ricoveri” per il riposo.
notizie recenti in merito ?
certo che non si può avere tutto dalla vita, ma per ciò cheho potuto constatare, hai vie di informazione molto più efficienti delle mie.
non ho aggiornamenti in merito, ma cercherò di informarmi.
Saluti.
p.s.
proprio oggi è uscita la notizia interessante sulla Cina:
http://www.nytimes.com/2009/11......html?_r=1
La World Bank ha innalzato le proprie stime sulla crescita economica cinese, dal 7,2% all’8,4% per il 2009. Nel 2010 è prevista una crescita dell’8,7%. L’export fornirà un contributo positivo, ma – secondo la World Bank – la Cina ha ancora bisogno di incoraggiare la domanda domestica (un po’ come ho scritto nel post…).