Non tutti i cicli borsistici sono gli stessi, ma è invece possibile constatare che certi andamenti nei prezzi e certi comportamenti degli investitori tendono a ripetersi.

Durante un bear market, in particolare, una fase iniziale di rifiuto è seguito da una crescente paura e da vendite sempre più intense ed estese, prima di una capitolazione finale di massa.

Sia il trend corrente che quello del 2000-2003 hanno seguito lo stesso modello, come mostra questo grafico.

 

Modelli downtrend

 

Ma che cosa succede dopo la capitolazione di massa? In generale, i minimi dei cicli borsistici sono caratterizzati da valutazioni azionarie spesso considerate come convenienti, ma, al tempo stesso, da un vero e proprio sconforto dei potenziali investitori.

In questi casi, il flusso di notizie giornaliere diventa la vera forza determinante del mercato, in grado, come si è visto nuovamente in queste ultime sedute, di dettare ritmi e direzione dei prezzi.

Sarebbe necessario che si produca un sostenuto flusso di notizie positive affinché un rally azionario possa prendere piede e guadagnare forza. Purtroppo ciò non potrà accadere – a mio avviso – finché dalle banche e dalle altre maggiori istituzioni finanziari internazionali (da ultimo, il caso del colosso assicurativo statunitense AIG) continueranno ad arrivare annunci di gravi difficoltà finanziarie e di bilanci a rischio. In questo momento, semmai, è probabile che i mercati azionari cercheranno ancora di testare nuovi minimi (a chi me lo chiede io rispondo – scherzando, ma non troppo – che il possibile minimo di un indice o di un’azione è senza dubbio lo zero!).

 

Il dibattito sulla questione se oggi le valutazioni dei mercati azionari siano o meno interessanti e convenienti è in corso. Molti partecipanti al mercato e commentatori economici puntano l’attenzione sul livello estremamente contenuto del rapporto prezzo-utili come un’indiscutibile evidenza di valore. Tuttavia, c’è da chiedersi: quanto sono attendibili le attuali stime di utili alla base del rapporto P/E?

Se si guarda ai c.d. forward earning (utili attesi nei prossimi 12 mesi) l’attendibilità sembra essere molto limitata, specie in questi ultimi trimestri, ed inoltre, le stime degli analisti non sembrano essere sufficientemente affidabili per fare delle previsioni, anche alla luce del fatto che, al momento, vi è una pressoché totale mancanza di consensus sulla stessa dinamica degli utili attesi, evento che, peraltro, non trova riscontri nel passato (cfr. grafico).

Variabilità utili attesi

 

Si possono invece trovare altre misure di valore che, anche in occasione di precedenti recessioni, si sono dimostrate piuttosto affidabili, non già per individuare i punti di minimo esatti (e chi seriamente potrebbe mai dire di saperlo fare sistematicamente!), ma quanto meno per segnalare aree di acquisto relativamente convenienti, traguardando, ovviamente, un adeguato orizzonte d’investimento.

Una di queste misure mi sembra possa essere il P/E elaborato da Robert Shiller che, al numeratore, utilizza il livello di prezzo reale (aggiustato, cioè, per l’inflazione) dell’indice di mercato S&P500, ed al denominatore la media degli utili reali realizzati nei 10 anni precedenti. Il grafico seguente mette in relazione tale indicatore (invertito, in termini, quindi, di E/P, real earning yield) con la performance che il mercato azionario ha poi realizzato nel decennio successivo.

 

Shiller’s P/E

Dal 1880 in poi, mi sembra evidente che l’indicatore abbia fatto un lavoro se non perfetto, quanto meno buono!

Il P/E di Shiller è stato di 16,3 in media di lunghissimo termine, e di 19,3 negli ultimi 50 anni. Nel dicembre 1999 era a 44,2, ovvero ad un livello record che preannunciava un andamento negativo nel decennio successivo, ovvero tra il 2000 ed il 2009 (!).

Oggi è a 13,4 ovvero il livello più basso degli ultimi 21 anni, e per la prima volta al di sotto di quota 14 dal 1988. Lascio a voi ogni conclusione in merito.

 

Saluti.

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22 Responses to “Capitolazione delle Borse… e poi?”

  1. Bangor scrive:

    Cerchiamo di mantenere la lucidità necessaria per analizzare quello che stà succedendo.

    Il mercato stà scontando:

    - il fallimento del sisitema bancario internazionale

    - Una profonda depressione, la peggiore degli ultimi 70 anni

    - l’incapacità dei governi di aiutare il “sistema”, visto gli enormi asset tossici in seno alle banche con tutto quello che potrebbe conseguire.

    Andiamo con ordine:

    - Le banche non navigano in buone acque, ma gli allarmi continui sono sempre di quelle 6 o 7 banche che conosciamo. Ad esempio in Giappone, che ha altri problemi, le banche non sono così in difficoltà ( quindi non esiste la possibilità di collasso finanziario internazionale)

    C’e una recessione, ma tante aziende a livello mondiale hanno buone trimestrali. Il problema è che la comunità finanziaria era abituata ad avere trimestrali super ( drogate dall’eccesso di consumismo spinto dal folle credito al consumo), mentre adesso fanno fronte a trimestrali più umane. Sicuramente c’è una contrazione ma non da ultima spiaggia ( non depressione mondiale)

    La comunità internazionale, in particolare gli States del sopravvalutato Obama, hanno messo in cantiere le giuste misure. Gli usa hanno stanziato una cifra considerovole di dollari, ma quel danaro non è ancora arrivato al sistema bancario. Perciò credo che la crisi non sia stata sottovalutata, e tra breve ne vedremo i benefici. ( i governi stanno agendo).

    Cosa voglio dire:

    questa crisi E’ UNA NORMALE CRISI COME NE ABBIAMO VISSUTO TANTE ALTRE. E SICURAMENTE PIU’ PESANTE, MA OGNI CRISI E’ VISTA DA CHI LA VIVE COME LA PEGGIORE DI SEMPRE. ABBIAMO VISSUTO LA BOLLA IMMOBILIARE. STIAMO VIVENDO LA BOLLA CREDITIZIA. E come in ogni fase di crisi si cerca ogni volta di eliminare gli eccessi, anche se poi ne troveremmo altri.

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  2. Roberto scrive:

    Giro Giro tondo,
    casca il mondo,
    casca la terra,
    Tutti giù per terra !!!

    E il ritornello più cantato nei migliori Circoli Ribassisti di New York , Chicago, Londra, Tokio, Francoforte, Parigi, e …….a Caracas il ribasso lo si dimentica bevendo Pampero a Go Go!!!!

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  3. AC scrive:

    @1
    sostanzialmente concordo con le tue osservazioni: quando il pessimismo lascerà spazio ad una maggiore razionalità, i margini di recupero di molti titoli e mercati appariranno davvero notevoli.

    @2
    :-)

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  4. Bangor scrive:

    Stamani è uscito l’indice pmi in cina. Superiore alle attese….( il mercato cinese ha festeggiato con +6….) e inoltre una spia importante e il Baltic Index. ossia il termometro degli scambi marittimi di materie prime verso le aree emergenti. E’ un forte indicatore della ripresa/recessione mondiale. Di solito anticipa di un semestre il trend globale. Ebbene il baltic index da 700 punti di dicembre 2008 ( era a 11.000 nel maggio del 2008!!!!) è passato a 2.000 punti odierni…….Buona Giornata!

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  5. AC scrive:

    @4
    una rondine non fa primavera, ma forse, almeno, la fa sperare!
    Anche negli USA ci sono dati usciti migliori delle attese, come, da ultimi, l’ISM manifatturiero di Febbraio, nonché redditi e spese personali di Gennaio.
    Se i segnali di ripresa, congiunturale prima ed aziendale poi, si moltiplicheranno nel corso dei prossimi mesi, qualche cosa vorrà pur dire!

    Bye

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  6. andrea scrive:

    x bangor
    esiste un limite in basso al ciclo economico: quello in cui le azioni valgono 0, in cui la moneta non è più riconosciuta (baratto), in cui le uniche cose importanti sono quelle strettamente legate alla continuazione dell’esistenza degli individui.
    mi auguro che non si raggiunga questo limite.
    ma detto questo, non credo sia possibile continuare un modello in cui la principale economia mondiale consuma più di quanto produce, quanto si produce non viene utilizzato per la sua intera “vita”, i consumi siano fatti su base compulsiva indotta, la condizione umana peggiori anzichè migliorare a causa dello stress, che esistano individui oppressi da obesità quando altri muoiono di fame, ecc…
    quelle menzionati non sono “mali ” isolati, indipendenti, ma aspetti della stessa medaglia, e questa medaglia è questo modello di sviluppo che guarda all’oggi, ma non programma il domani e intanto distrugge ogni tipo di risorsa “economicamente sfruttabile”.
    orbene, forse non sarà QUESTA crisi a imporre un cambiamento, ma se l’umanità vorrà sopravvivere, dovrà cambiare modello, e passare ad un modello in cui la programmazione di ogni sviluppo incentivi quelli orientati verso l’obiettivo prestabilito e disincentivi quelli che deviano da tale percorso.
    il modello attuale, ha sempre corretto gli eccessi di sviluppo con guerre, che hanno distrutto ricchezze e mezzi di produzione, aprendo la possibilità di riprendere cicli analoghi.
    con l’avvento del nucleare, tale possibilità direi che si è enormemente ridotta a piccole zone, facilmente circoscrivibili e soprattutto controllabili. controllabili nel senso di impedire una propagazione in estensione dei conflitti, ma mantenendoli “zone circoscritte”.
    quindi l’aumento anarchico e incontrollato di produttività, non potendo, o se meglio vogliamo dire, non essendo più conveniente, gestirlo in tale modo, richiede che si instauri un “sistema” che ne limiti gli eccessi nel momento in cui insorgono, che pianifichi dei “limiti” allo sviluppo ed alla sua velocità, anche in considerazione che, il “raddoppio” delle popolazioni coinvolte in tale sviluppo, non è più possibile, per esaurimento delle capacità del pianeta.
    mi auguro, e spero, che QUESTA crisi sia sufficentemente grave e profonda da indurre questo cambiamento, e questo lo si vedrà quando e se, i vari g8,9,20, ecc.. produrranno alla fine delle risoluzioni OPERATIVE per definire obiettivi più “ecologici” e che non cerchino solo di ripristinare lo statos quo antecedente la crisi.

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  7. gino scrive:

    Buonasera a tutti e complimenti per il sito.
    Volevo porVi una domanda.
    Nella situazione attuale, credete possibile individuare qualche forma d’investimento che alla scadenza permetta quantomeno di recuperare il capitale investito e l’inflazione?

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  8. AC scrive:

    @6
    andrea, le tue considerazioni e le tue conclusioni “ecologiche” sono generalmente condivisibili, e dimostrano anche una view di ampio respiro, fondata, in ultima analisi, sul fattore economico più importante di tutti, ovverosia l’uomo.
    Ciò premesso, direi che la crisi attuale è sì particolarmente profonda e per molti aspetti non ha riscontri nel passato (neanche scomodando l’ormai mitico ‘29), ma mi resta comunque alquanto difficile preconizzarne una soluzione imperniata su una svolta “ecologistica” dei nostri governanti ed anche di tutti noi stessi. Tutto può essere, ma…

    @7
    la situazione attuale sta esacerbando i rischi d’investimento “tradizionali” (incertezza dei rendimenti, volatilità dei prezzi, solvibilità degli emittenti), così come altri che, in passato, erano forse un po’ trascurati (illiquidità, solvibilità degli intermediari finanziarie o anche degli Stati sovrani), per cui rispondere alla tua domanda diventa davvero alquanto difficile.
    Dando per scontata (seppure non per certa) la solvenza di un emittente pubblico di un Paese UE, un’idea potrebbe essere quella di un titolo di Stato inflation-linked, ammettendo ovviamente che l’inflazione misurata sia quella reale.
    Con un orizzonte temporale più lungo altre ipotesi potrebbero essere l’oro, l’immobiliare e – perché no – gli stessi investimenti azionari, ancorché con margini di incertezza sicuramente maggiori in merito all’integrale recuperabilità del capitale.

    *** Il blog non fornisce consulenza finanziaria, si veda il disclaimer ***

    Ciao

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  9. gino scrive:

    Credo che valutare un investimento in titoli di Stato inflation-linked non rappresenti, a mio parere, una buona soluzine dato che si parla già da tempo di modificare il paniere dei beni presi in riferimento, per il calcolo dell’inflazione.
    Credo che dalla percentuale odierna d’inflazione bisogna aggiungere almento un ulteriore 50% dellla medesima per avere un indicatore che si avvicini alla reale perdita di potere d’acquisto della moneta.
    Va da sè che nemmeno l’investimento in immobili oggi si può più ritenere tale.
    A mio avviso fino a qualche tempo fa si acquistava un immobile, perchè oltre l’esistenza dello stesso, tale comportamento assicurava dei ritorni dall’investimento congrui (il bene si rivalutava nel tempo e qualora si decideva di venderlo avrebbe garantito un concreto ritorno sul capitale inizialmente investito, rispetto alle altre forme d’investimento a disposizione sul mercato).
    Oggi non è più così!!!
    I prezzi raggiunti dagli immobili oggi sono al di fuori di qualsivoglia ragionevolezza, e chi ha acquistato negli ultimi due-tre anni casa difficilmente potrà realizzare qualcosa qualora volesse rivenderla. Il prezzo di partenza è stato molto alto.
    La mia conclusione è che in questo momento bisogna stare a guardare l’evoluzione che è in atto (forse l’oro rappresenta l’unica salvezza in questo momento) sperando di uscire presto da questa crisi che è soprattutto UNA CRISI DI FIDUCIA E DI PESSIMISMO IMPERANTE.

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  10. bangor scrive:

    Alla luce della chiusura terribile dei mercati finanziari , cerchiamo di mantenere la calma e di analizzare cosa stà succedendo:

    - Milano ha perso il 15% in una settimana. Le cause? Si era sparsa la voce nella comunità finanziaria che l’Italia non onorasse il debito pubblico. Inoltre in diverse stanze dei bottoni circola la voce che i quattro principali gruppi bancari italiani siano vicini alla nazionalizzazione…..Non riesco a capire, però, come mai il lo spread tra Btp e Bund non sia ai massimi….Se fosse vero il default dell’italia il btp dovrebbr avere un rendimento da junk bond ossia vicino al 7-10%….Personalmente credo che la massa di vendita sul listino italiano sia dovuto a semplici speculazioni finanziarie e a istitui che vogliono fare cassa vendendo i gioielli di famiglia, ossia azioni, che nonostante tutto sono lo strumento più liquido che esiste in circolazione.

    - Nonostante i pessimi dati congiunturali, sia Eurpei che Americani, il Baltic Dry Index ha segnato un più 10% in settimana. Qualcosa si sta muovendo sul fronte del commercio delle materie prime….inoltre il prezzo del petrolio sta lievemnte aumentando, e per finire il datto sulla produzione industriale negli Usa e stato migliore del previsto….

    Conclusione: siamo al culmine della fase 5 della crsi. Panico e vendite a go go. Credo proprio che la ripresa dei mercati arriverà prima del previsto. Almeno spero.

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  11. andrea scrive:

    chi compra una azione, ha tre parametri importanti da considerare e valutare.
    1) che dividendo può offrire
    2) che aumento di valore quella azione può avere
    3) la 1 e la 2 considerate anzicchè al momento, in un futuro più o meno prossimo.
    al momento attuale per le aziendie di credito la 1 è da considerare nulla (troppe necessità di coprire perdite sia di asset che di capitale).
    la 2 è pura divinazione, è vero che se tutti decidessero che si è toccato il fondo e da domani tutti si buttano a comprare, potrebbe anche partire un rally, ma a me pare che prevalga più il detto per cui “toccato il fondo si può cominciare a scavare…”, oppure “vai avanti tu, che a me vien da ridere….”
    la 3, per chi avesse soldi che non sa dove mettere, e può aspettare senza averne bisogno, ma soprattutto non avesse voglia di seguire l’andamento delle notizie, potrebbe anche comprare, a patto di esser disposto a perdere ulteriormente, magari anche tutto.
    gli eventi che potrebbero dare una svolta almeno per cosa riguarda l’umore, dovrebbero essere per gli USA, la definizione di BoFA, City, Aig, e GM e Chrysler, ed una presentazione trasparente della situazione F&F.
    per l’europa, la definizione di Opel, e soprattutto dei debiti e solvibilità dei paesi ex Unione sovietica.
    io credo che sino a che ALMENO questi punti non siano stati chiariti, qualsiasi azzardo sulle borse, è pura e semplice divinazione.

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  12. Bangor scrive:

    Per Andrea.

    Caro Andrea,
    ho letto con interesse il tuo ultimo intervento. Ma non credo che la questione GM, AIG, City ed altre si possa risolvere a breve. Ossia, ritengo che il fallimento controllato di Gm sia scontato dal mercato. Lo stesso vale per gli altri colossi bancari, ormai nazionalizzati. Se riteniamo che il mercato azionario ripartirà con una soluzione della crisi delle aziende da te citate potremmo aspettare anni. Credo, invece, che il mondo vada avanti. Appena arriveranno dati più morbidi sull’occupazione, sui consumi, sulla prosuzione industriale, il mercato comincerà a scontare una ripresa…..e allora assisteremo al rally più importante della storia dei mercati finanziari. Questo penso. Credo, inoltre, che sia suffragato dai dati citati nel mio post. Ricordati che i tassi a breve danno ormai rendimenti negativi. Ossia in Usa si acquistano e si pagano commissioni per avere i tresaury a rendimento effettivo NEGATIVO!!!….Ci sono aziende sul S&P 500 che danno oggi un buon dividendo. Appena la percezione del premio a rischio sulle azioni cambierà ne vedremo delle belle….quando accadrà? Non ho la sfera di cristallo, ma non credo che siano tempi lunghi. Mesi, caro Andrea, Mesi….

    Grazie per le tue considerazioni molto stimolanti. Alla prossima. Buona domenica.

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  13. andrea scrive:

    grazie per la precisazione, ma forse mi sono espresso male riguardo ai “nodi” indicati.
    attenzione che quando parlo di definizione, non intendo “soluzione”, quello potrà arrivare anche dopo anni, ma intendo chiarimento, trasparenza, cioè quando si potrà fare un preventivo ragionevolmente esatto dei costi che tali salvataggi costeranno, quando si potrà fare un piano realistico e soprattutto aderente esattamente alla realtà.
    come dimostra il caso AIG, dopo 150 miliardi, ne sono stati chiesti altri, e quanti altri ne occorreranno ? per gm idem, per F&F la stessa cosa, e questo solo ed unicamente perchè la situazione non è per nulla stata chiarita, o almeno quanto è stato reso pubblico non era assolutamente la completa situazione reale.
    dirò di più, non è necessario che sia resa pubblica, ma il tesoro, la fed,(la bce per l’europa) devono conoscerla esattamente, e poter assicurare di aver fatto un piano che preveda il peggior scenario possibile. di li in poi non dovranno assolutamente più mostrarsi sorpresi per le eventuali richieste , anzi dovranno esser loro che dovranno dire :”domani metteremo a disposizione di ….. tot miliardi secondo il piano, anche se ne verranno utilizzati solo….”.
    è chiaro cosa intendo ? se partisse un rally e poi saltasse fuori qualcuno a dire inaspettatamente “ho bisogno di tot….. “il rally si interromperebbe immediatamente per sprofondare nella più profonda depressione, in quanto dimostrerebbe solo che si muovevano al “giorno per giorno” e non secondo un piano.

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  14. andrea scrive:

    credo che a quesgti livelli, l’unico freno sia l’incertezza che domani compaiano elementi negativi nuovi.
    dato, come scrivevo nel mio precedente che “toccato il fondo si può sempre cominciare a scavare”, la cosa che credo oggi chiedano i mercati è di avere una certezza, intesa come assoluta fiducia, che qualcuno, in alto, abbia ripreso in mano il timone, che cioè abbia previsto tutto il peggio possibile, abbia fatto un piano, e ogni situazione, rispetto ad esso , possa solo esser migliore.
    quando questa sensazione si sarà consolidata, il rally partirà a prescindere da quanto brutti possano essere tutti gli indicatori.
    almeno, questo è quanto penso.

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  15. AC scrive:

    @9
    vero, gli inflation-linked non proteggono completamente dall’inflazione reale (perciò ho parlato di inflazione misurata), ma credo rappresentino un’alternativa da considerare se si ricerca una relativa tranquillità in merito alla protezione (almeno nominale) del capitale investito. Diverso è, invece, il caso dell’oro, degli immobili, dell’equity, per i quali il rischio di prezzo è senz’altro considerevole, soprattutto in un’ottica di breve periodo. Altrimenti, si può stare alla finestra, certo, accettando di buon grado i tassi risicati che oggi offre la liquidità.

    @10
    anch’io ritengo che il rischio-default per l’Italia è remoto e, comunque, sarebbe rappresentato da livelli di credit spread ben più elevati di quelli attuali.
    Ciò detto, aggiungo però che il Baltic Dry non mi ispira grande fiducia come indicatore anticipatore, al più come coincidente. Ne parlai qui (era il 2007, ma le conclusioni di allora restano):
    http://ac-finanza.investireogg.....y-205.html

    @11….14
    gz Bangorv e Andrea per il vs. interessante scambio di idee.
    Tendenzialmente mi viene da pensare che i minimi siano ormai prossimi (un po’ come Bangor), ma realisticamente mi sembra che il continuo stillicidio di news negative non aiuti certo a migliorare il sentiment ed a rassicurare gli investitori. Questo è forse il messaggio di fondo di Andrea, che non si può non condividere.

    Saluti

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  16. Bangor scrive:

    @ AC

    Non credo nemmeno io che il Baltic sia l’unica spia che possa indicare una tendenza. C’è il fatto che dai minimi di 700 è passato ai 2200 attuali. Qualcosa si muove. E si muove proprio nelle materie prime, che sono il carburante per l’economia. Questa è la mia lettura. E dal momento che non credo che il mondo finisca, ritengo ultile considerare anche questo indicatore. Chiaramente non è l’unico e non vorrei sembrare quello che si appoggia ad un indice che dovrebbe svelare il futuro. Altrimenti i “nostri” problemi sarebbero risolti.

    Sarebbe bello, invece, aprire un post sul sopravvalutato Obama e sulle sue decisioni.

    A presto.

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  17. AC scrive:

    Bangor,

    ovviamente il Baltic non è tutto… :-)

    un post sul “sopravvalutato” Obama?
    potrebbe essere un’idea, forse susciterei interesse e riceverei commenti, ma non so se è davvero giusto “etichettare” il neo-Presidente Usa a poche settimane dall’avvio del suo mandato, che peraltro è avvenuto in un periodo così particolare, non credi?

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  18. Bangor scrive:

    @ AC

    Il rimbalzo di ieri non credi che, a differenza di altri, sia sostenuto dal dato estremamente importante di CityGroup, che ha annunciato il primo utile dopo il marzo del 2007?

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  19. AC scrive:

    @18
    Certamente l’annuncio di Citi ha galvanizzato gli animi, ma, affinché si avvii e si consolidi un trend di ripresa, occorre ben di più …

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  20. bangor scrive:

    Una Rondine non fà primavera; due rondini nemmeno; tre……

    Non voglio cadere in facili entusiasmi, ma credo che il clima stia cambiando. Come dicevo in altri post, tutta una serie di indicatori confermavano già da tempo un pesante rimbalzo dei mercati azionari. Ora bisognerà attendere una conferma,

    A presto.

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  21. AC scrive:

    Bangor,
    concordo pienamente ed aggiungo che qualche sintomo di maggior ottimismo mi sembra di percepirlo anche fra gli operatori delle sale operative, che sento parlare di “rimbalzi tecnici” importanti, con previsioni che talvolta si spingono anche a +30/40% nei prossimi mesi.
    Stiamo con i piedi per terra, ovviamente, ma, come ho ricordato nel post, le premesse per un recupero dell’equity restano….

    ;)

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  22. Bangor scrive:

    I mercati hanno inanellato da una settimana una serie di sedute positive. Rispetto ai primi di marzo o alla fine di febbraio il quadro macroeconomico non è cambiato per niente. Le dichiarazione di alti esponenti del mondo politico e finanziario fatte alcune settimane fà: “La peggiore crisi dal 1929 se non peggio”; Gli allarmi continui del sopravvalutato Obama, per non parlare di Trichet e del sistema bancario.

    Dichiarazione di questi giorni: Bernanke ” Gli Usa usciranno dalla crisi alla fine del 2009″;
    Barclays:” Il 2009 è partito in maniera molto forte”

    E potrei continuare.

    Cosa voglio dire e ribadire: QUESTA CRISI E’ STATA ED E’ UNA NORMALE CRISI COME NE ABBIAMO VISTE TANTE ALTRE!!!!!

    Se veramente fosse stato un’altro 29 come è possibile che nella prima settimana di marzo il mondo finanziario e bancario sembrava al collasso mentre al 16 marzo si vedono addiritura segnali di ripresa per la fine del 2009. Ripeto: PER LA FINE DEL 2009!!!!!!. OSSIA IL PIL AMERICANO NEL 2008 NON E’ CROLLATO. SARA’ NEGATIVO DEL 2009. UN PIL NEGATIVO PER UN ANNO ANCHE DI UN 5% RISPETTO ALLE ENORMI PERFORMANCE DEGLI ALTRI ANNI NON E’ NIENTE!!!!

    Non vorrei che tutto questo allarme fosse come l’allarme siccità: alla fine della fiera l’autunno/inverno 2008/2009 sono stati anni tra i più piovosi della storia e che la temperatura mondiale nel 20° secolo è aumentata solo di 0.6 gradi….

    Ma non dovevano sciogliersi i ghiacciai?

    A presto

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