Ne avevo parlato già in passato, l’ultima volta precisamente agli inizi di marzo, proprio quando l’indice S&P 500 stava perdendo oltre il 50% rispetto ai massimi registrati nel 2007.
L’articolo, intitolato “Capitolazione delle Borse… e poi?”, voleva in un certo senso rappresentare un messaggio di ragionevole speranza in quella fase di mercato particolarmente critica e concitata.
Era stato naturalmente oggetto di molti commenti, rispondendo ai quali avevo scritto, fra l’altro: “viene da pensare che i minimi siano ormai prossimi“.
In quella previsione la fortuna mi ha certamente assistito, ma non posso fare a meno di pensare che, ancora una volta, il P/E elaborato da Robert Shiller era stato di grande aiuto: allora era sotto 14, ai minimi degli ultimi 21 anni ed esprimeva quindi una grande sottovalutazione delle borse.
Poco più tardi – precisamente nel mese di maggio (leggi) – utilizzando una serie di altri indicatori avevo ribadito che un graduale appesantimento dell’azionario poteva essere una scelta giustificabile, nonostante l’incertezza del momento. Ed oggi?
La prima cosa da fare è andare a rivedere dove sta il nostro buon vecchio P/E di Shiller (nel grafico è in compagnia dei tassi d’interesse a 10 anni).
Com’era ovvio attendersi, il rapporto è risalito oltre 18x. Da un lato l’indice S&P 500 dal minimo di 676 toccato lo scorso 9 marzo ha oltrepassato quota 1.000, dimezzando (fin troppo) rapidamente le perdite subite durante tutto l’arco della crisi; d’altro – e questo è un punto di massima attenzione – è rimasto sui minimi storici il denominatore del rapporto in questione, cioè gli utili aziendali (cfr. grafico seguente).
Dunque il mercato azionario è oggi caro? A mio giudizio, la ripresa dei corsi osservata negli ultimi mesi ha un po’ bruciato le tappe.
Il P/E di Shiller, infatti, che comunque è e resta un buon indicatore di tendenze di medio-lungo periodo, a marzo aveva consentito di preconizzare la possibile fine del trend discendente ed un graduale recupero delle quotazioni, ma il bull market dell’ultimo semestre è stato sorprendentemente veloce.
Le valutazioni, sempre sulla base dell’indice di Shiller, sarebbero oggi in linea con le medie storiche (la risposta alla domanda, pertanto, sarebbe no), ma vi è da temere che una mancata ripresa degli earning aziendali potrebbe renderle insostenibili.
Sappiamo che la recente ripresa delle Borse può essere ricondotta a molti fattori, quali ad es. la forte fiducia negli interventi di politica monetaria e fiscale, oppure i primi segnali di miglioramento del quadro congiunturale, e, non ultimo, l’abbondanza di liquidità presente nel sistema ed in cerca di impieghi remunerativi, ma certamente senza un rafforzamento degli utili aziendali ed un conseguente consolidamento delle imprese, non si potrà andare molto oltre.
Le trimestrali aziendali in corso di diffusione forniranno qualche interessante aggiornamento al riguardo, anche se non è difficile ipotizzare che i risultati botton line beneficeranno, in media, del drastico processo di contenimento dei costi messo in atto dalle imprese nel corso degli ultimi mesi (cui ha fatto da contraltare, com’è noto, l’esplosione della disoccupazione). Il problema per i prossimi trimestri è che dovranno cominciare a riprendersi in maniera convincente, non solo gli utili, ma anche i ricavi, quindi il fatturato aziendale, frutto dell’incrocio tra domanda e offerta, il che sarà possibile solo in concomitanza con la ripresa dell’economia nel suo complesso. E su questo la visibilità è ancora molto poca!
Per ricapitolare e concludere, il corrente livello del P/E di Shiller oggi non è indicativo di un mercato particolarmente caro, ma affinché la ripresa delle quotazioni borsistiche possa consolidarsi, se non addirittura continuare, è necessario che prosegua e si rafforzi significativamente la ripresa dell’economia e, con essa, quella dei fondamentali aziendali.
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Tags: Azioni, Borsa USA, disoccupazione, earning, economia USA, investimenti, P/E, previsioni, Shiller, stime, utili, valutazioni













ottima analisi (come sempre) molto razionale e ponderata.
io che sono però più “emotivo” continuo ad avere la brutta sensazione che si stia facendo un gioco tra il disonesto e il perverso (non alludo alle tue analisi, mi raccomando).
il gioco consistente nell’attirare ancora quei capitali, frutto di risparmio vero, nel gioco finanziario, per permettere a chi ha perso nella finanza di recuperare un po. a scapito del solito “parco buoi”.
in altre parole, chi gioca con soldi finti (a credito) crea la condizione per attirare i risparmi, rendere i debiti, guadagnarci sopra, e lasciare le patate bollenti ai risparmiatori un po bonaccioni, e un po avidi.
non ho prove in merito, è solo una brutta sensazione…..
a volte le sensazioni si rivelano corrette…
Pare, però, che almeno per il momento il “parco buoi” non sia il protagonista principale del rialzo di borsa, almeno stando ai dati sul risparmio gestito in Italia: nel 2° trimestre si è arrestato i deflusso dai fondi azionari, ma certamente le masse investite sono ancora ben distanti da quelle di uno o due anni or sono.
(cfr. ad es. la tabella a pag. 6 della mappa trimestrale del risparmio gestito:
http://www.assogestioni.it/ind.....009_02.pdf )
Saluti
grazie per la precisazione, ma, quando parlo di “attirare” è perchè penso che siano ancora alla finestra (e spero che ci restino almeno ancora qualche mese, fino almeno ad un chiarimento di qualcuna delle tante contraddizioni) ad aspettare tra l’incerto e il timoroso.
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